Giovedì 17 Ago 2017
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MEDIANITA', SPIRITISMO, CHANNELLING

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Robert

. Pubblicato in MEDIANITA\', SPIRITISMO, CHANNELLING

UNA VOCE DELLO SPAZIO RACCONTA
IL PASSAGGIO DALLA TERRA ALLO SPAZIO, CIOE’ LA MORTE

Descrizione della morte e della vita nell'aldilà, ricevuta per via medianica nel 1945

Io, Robert Schmidt Humbert, sono passato nello spazio all’età di ventisette anni in modo violento, durante la guerra mondiale del 1915-18.

Con precisione: sono stato ucciso da una cannonata nel 1917 sul San Michele a quota 149, cioè sul fronte Carsico.

Mi trovavo su di un camion con dei miei uomini quando una cannonata, colpendoci in pieno, ha buttato per aria uomini e macchina.

Io ed i miei uomini ci siamo trovati a fare un grande salto nel vuoto.
Nel vuoto non ho trovato la mia giubba e questo fatto mi diede una grande preoccupazione tanto da portarmi a cercare sempre, sempre la mia giubba, senza trovarla.

Mi sono guardato attorno per unirmi ai miei uomini ma non li ho più ritrovati attorno a me.

Cercando ne ho trovati taluni pallidi come morti ed altri seduti con ferite sanguinanti: chiesto loro cosa avessero, ho cercato di aiutarli a rialzarsi ma inutilmente, i poveretti non potevano muoversi.

Allora ho chiamato in aiuto altri compagni ma nessuno venne al mio richiamo.

Tutto il mondo che mi circondava era profondamente buio, non di un buio nero bensì di un buio denso, fatto di silenzio.
In preda ad uno spiegabile orgasmo mi sono chiesto: dove sono?
I compagni, pallidi in volto, mi hanno chiesto: “dove ci porta tenente? Cosa facciamo? Andiamo via di qui perché vengono altre cannonate”.

Infatti altre cannonate ci raggiungevano ed allora siamo corsi via come si può correre per sfuggire un pericolo.

Siamo andati lontano, lontano senza mai incontrare nessuno. Ho detto ai miei compagni:
“Fermiamoci, fermatevi”, ma essi mi hanno detto: “non ci è possibile fermarci perché i nostri corpi sono diventati leggeri, leggeri”.

Lungo il cammino ho incontrato uno e gli ho detto: “Che fai tu qui? Non vedi? C’è la guerra”. Ed egli: “No, non c’è guerra qui, non siamo sulla terra”. “Dove siamo allora?” chiesi io, “siamo morti?”.

“Sei morto, sì”. “Io morto? No!”.


Allora quello mi disse: “Cerca la tua giubba se non sei  morto!”. Risposi: “Io l’ho cercata ma non l’ho trovata”.
“Allora guarda i tuoi uomini” mi disse, “essi sono qua”.

Infatti uno piangeva, l’altro cercava il suo vestito gridando forte forte: “dove sono? dove sono?”.

Quello che figurava a me vicino come un fantasma mi disse:
“Vieni con me, ti porto a cercare la tua giubba”.

Andai infatti ma la trovai lacerata in mille pezzi. Allora mi sono detto con convinzione:
“Sì, sei proprio morto”.

Un grande dolore si impossessò di me ma non mi rendevo conto ancora della realtà  della situazione perché gli uomini della terra mi avevano sempre detto che morire era un grande dolore mentre io niente avevo provato di tutto questo.
Solo un grande silenzio ed un grande buio mi avevano avvolto, un buio denso come nebbia entro al quale non scorgevo nessuno.

Il fantasma che avevo incontrato e che mi faceva da guida, mi accompagnò con i miei uomini ed istantaneamente ci trovammo vicini altre figure inconsistenti ma di un volume più nero dell’atmosfera che ci avvolgeva.
Tutti questi all’unisono piangevano, parlavano, creando una vera baraonda.
Ognuno però esprimeva il suo grande dolore, ognuno gridava un nome, chiedeva qualcosa a tutti, me compreso, avevamo grande paura del posto in cui eravamo e non sapevamo se andavamo o se si stava fermi, pur essendo in movimento.
Questa sensazione faceva gridare tutti, uomini e donne; coi volti stravolti come pazzi tutti quanti. In tutti poi vi era il dolore dell’anima di sapersi morti.

Mi vennero alla mente tutti i miei cari: mia madre, mio padre, la mia bambina, mia moglie… Tutto questo stato d’animo, unito al paesaggio, creava una cosa strana che confondeva l’anima.

Provavo le più strane sensazioni, mi pareva di essere uomo mentre alle volte avevo la sensazione di essere bambino ancora; alle volte mi sembrava di essere già da tempo in quel luogo ed in quello stato mentre altre volte mi sembrava fosse questione di un attimo. Così era per tutti.

Una grande Luce venne su di noi per un attimo. Allora, come per incanto ognuno ha trovato qualcuno dei suoi, così come avviene alle stazioni ferroviarie all’arrivo dei treni, in cui c’è gente che attende persone in arrivo.

Chi di noi ritrovò la madre, chi il padre, la sorella, la sposa, il figlio, l’amico ecc.

Grande, immenso questo tramestìo di gente nell’ansiosa ricerca di persona cara. Anch’io trovai dei miei parenti.

Il mio primo grido fu: “Sono morto! La mia giubba è tutta rotta, come faccio a ritornare sulla terra senza giubba?”.

Mia nonna mi disse: “Oh, Roby, sei con noi nella tua vecchia casa, ora ti faccio vedere la tua bella bambina”.

Mi sono incamminato ma intanto che andavo ho trovato un luogo in cui vi era tutta la gente che gridava e bestemmiava. Ho guardato un momento ed ho chiesto  a qualcuno: “Quella gente chi è ? ” “Ha bestemmiato Dio”.
Poi ho detto: “Dov’è Dio?” . “In Cielo” uno ha detto.
“Ed io dove sono?” “Fuori del corpo” mi rispose l’altro.
“Che cosa vuol dire?” chiesi.
“Vuol dire che sei anche tu in Cielo ma vestito di una veste che non è più la tua carne ma neppure il tuo spirito”. “Ed allora cosa sono io?”. “Un anima vestita del suo fantasma”.
“Cos’è il fantasma?” domandai.
“E’ il tuo vestito di ora, fatto di camice; è un vestito di libero arbitrio”.
“Come è fatto?” replicai io.
“Io non so… è fatto di tutto il tuo carattere e del carattere, energia del tuo pianeta, cioè di forza fluidica-magnetica che è la prerogativa del tuo pianeta dentro tre forme delle quali la prima è quella della tua carne.  Questa l’hai lasciata sul piano della terra pesante, ove l’elettricità forma un’energia compatta, intelligente. Adesso tu hai un vestito di eterico che è una cosa come nebbia che prende tutte le forme delle cose che hanno vissuto dentro la terra, sono state animate e fatte, azioni ed opere che hanno avuto vita.
Quando tu avrai questo labirinto, ti troverai col vestito più celeste e più leggero perché fatto di aria magnetica, di tutte le sostanze fluidiche che sono intorno alle tue opere”.
“Perché – ho detto io – questa gente bestemmia?”.
“Perché – mi ha detto – non riconoscono nessun Dio, nessuna forza, nessuna grande potenza che regge, sia il mondo della terra che il mondo dello spazio”.

Intanto camminavamo e camminando arrivammo in un posto in cui esalava un odore fetido che mi soffocava. Mi guardai attorno e vidi che i miei parenti non soffocavano come me mentre, tra i compagni, alcuni non soffocavano ed altri sì e cadevano dentro a questo luogo puzzolente e lì si fermavano.

Ci affrettammo a scappare da quel luogo, ma alcuni vi restarono. Erano essi coloro che avevano amato il piacere della tavola, del denaro. Cioè troppo mangiato, troppo bevuto, troppo legati all’interesse, troppo egoismo umano.

Tutto questo aveva creato loro una veste di eterico troppo pesante per la qual cosa la Legge li aveva fermati nel luogo a loro adatto.

Ecco perché io allora compresi come io mi muovessi, pur avendo la sensazione di non muovermi.

Giunti a questo punto provai la sensazione di essere a notte, cioè nella grotta terrena e mi dissi: “Debbo pur mangiare”.

Mia nonna mi venne in aiuto dicendomi: “Pensa, Roby, di mangiare quello che più ti piace e col pensiero tu ti troverai sazio”. Ribattei: “Ma questo non basta, non va bene; facendo così non mangio con la mia bocca e come posso allora trovarmi sazio?”.

Fui subito preso da angoscioso dolore ed il mio pensiero corse alla mia situazione, alla mia bambina che tanto amavo e domandai alla nonna: “Nonna, dov’è ora la mia bimba?”.
“Vieni, ti accompagno da lei” mi risponde subito la nonna, “E’ a casa, andiamo a vedere”.

“Se dobbiamo ripassare da quel luogo che abbiamo ora passato, nonna, no, non vengo”.

“Vado io” – mi disse allora la nonna. Ma io non volevo trovarmi solo in mezzo a tutta quella gente.

“Guardami” disse la nonna, ed io riconobbi in mezzo a quella gente molti amici sia civili che militari. Questo fatto mi portò ad uno strano stato d’animo, cioè mi sentivo felice pur non essendo tale. Alcuni miei parenti vennero a me portandomi notizie dei miei cari. Mi dissero che, sia la mia bambina che mia moglie stavano bene, così pure mia madre e mio padre.

Tutte queste emozioni mi portarono ad essere stanco ed avere tanto sonno. “Non puoi dormire” mi dissero, e mi trovai a continuare il mio cammino”.

Mi trovai in un luogo in cui sembrava vi fosse un gran temporale ed in mezzo a questo molta gente doveva salire l’erta di un monte con grande fatica.

Taluni riuscivano nella salita ma molti no, cadevano e restavano giù. Subito mi sono detto: “Io non vado là”, ma mia nonna mi dissuase subito e mi convinse che dovevo assolutamente tentare la salita.

“E se..” dissi. “Non so”, rispose la nonna. Andai subito a tentare la salita e, come per incanto, in un momento mi sono trovato sulla cima del monte.
Da lassù vidi molta gente che andava da una parte all’altra, dove andassero non so spiegare.  
Una moltitudine di gente si presentò ai miei occhi: un’angoscia grande per la mia morte mi prese, nel vedere tutta quella gente avvolta in una grande nebbia ed in essa scomparire come fuscelli di paglia.

Chiesi a mia nonna cosa fosse tutto questo ed essa mi assicurò che non era nulla e che anche noi dovevamo passare di là.

“No, no, non ci vengo io” dissi; “Voglio andare a vedere la mia bambina”.

Ho cercato intorno a me i miei uomini ma non ho trovato più nessuno; tutti erano spariti, anche i miei parenti. Mi trovavo completamente solo e quella solitudine mi fece enorme spavento. Per la prima volta innalzai a Dio una grande preghiera.

Dissi: “Signore, io non ti conosco, io non so cosa io sia; se sia vivo o se sia morto, ma sono una creatura tua. Tu sei qui sul monte ed io non sono niente mentre tu sei tutto. Non mi fare più paura. Ho sposato una donna in terra, mi è venuta una bimba, ho dovuto fare la guerra….”.

Non ho finito di dire tutto questo che il vento mi faceva andare e  mi ha trasportato in un attimo in un luogo di gran gelo, ma di gelo terribile. Subito dopo in un luogo di terribile caldo, ma tale da bruciare l’anima.

Ho avuto la sensazione di cadere da un’altezza vertiginosa, verso il basso senza farmi alcun male, dentro ad una luce lunare.

Una quiete grande si impossessò di me e mi fece stare subito bene senza pensare più a niente, senza vedere più nessuno. Mi sono trovato sempre solo pur sentendo intorno a me la presenza di altre anime.

Queste mi guardavano così, con bontà come se fossero da famiglia. Una di esse però mi disse di andare più lontano ove la luna splendeva di più.

Ho obbedito, vi sono andato ed ho veduto all’istante tutta la mia vita passata davanti a me.
Da uomo ero tornato bambino. Ho visto la cannonata, mi sono rivisto vestito da militare in partenza da Vienna, ho vissuto il distacco della mia donna, il saluto ai miei colleghi d’ufficio, la nascita della mia bambina, il mio matrimonio.
Mi sono rivisto giovanetto, giovanotto, ho rivisto infine la mia anima: come anima avevo un viso contento ma quello di Robert di terra non era contento, no.

Il primo disse allora al secondo: “Guarda ora tutto quello che hai fatto durante il tempo che sei stato lontano da qui”.

Ho guardato e nel frattempo è venuta una gran Luce. Sono caduto allora in ginocchio ed ho pregato nuovamente: “Signore, dammi la tua conoscenza perché io possa capire cosa io ho fatto”.

La Luce si fece ancora più grande, più viva e mi permise di vedere tutto quello che di bene e di male avevo fatto. Così bianca e così viva era quella Luce che non era possibile nascondere la più piccola cosa.

Dopo mi sono sentito subito felice ed ho innalzato a Dio una grande preghiera. Ho detto: “Signore, non ti ho mai veduto, sento però che sei qui vicino a me. Tu non sei il viso lunare che vedo, io non sono più il Roby della terra, ma so che tu anche se non ti vedo, sei il Grande Dio. Dammi la tua Pace. Ho ben capito che non ti ho mai conosciuto perché se ti avessi conosciuto in terra non sarei stato così bestia da guardare il tuo tempio con indifferenza.
E per tuo tempio intendo tutte le meraviglie della natura. Aiutami a conoscerti perché io voglio fare solo tutto quello che tu vuoi”.

Il volto lunare venne davanti a me e mi disse: “Robert, io e tu siamo una sola cosa; io sono sempre stato te: sono la tua anima. Vieni con me”.

Allora leggero, leggero come il vento sono andato in un posto dove tanta gente stava come in un grande campeggio. Uno mi disse: “Guarda laggiù”.

Guardai e vidi molte anime che stendevano le braccia e le gambe e gridavano forte forte chiedendo aiuto.
Il mio volto lunare mi disse allora: “Guarda chi sono io e chi sei tu; quelle figure sono anime della terra che hanno bisogno di aiuto, sono cioè come te prima che tu morissi nella tua forma. Vuoi tu far loro quello che tu non vorresti fosse fatto a te? Cosa vuoi tu adesso?

Risposi: “Voglio essere buono e portar loro aiuto”. Allora mi disse: “Il grande libro della vita d’Amore Divino non castiga nessuno, non disprezza nessuno, vuol bene a tutti; tutti Lui ama”. E così dicendo mi ha lasciato.

Ho provato molto dolore nella mia coscienza. La mia anima frattanto era diventata una nuvoletta celeste ed io, Roby, correvo per raggiungerla e prenderla ma essa mi disse: “Mi prenderai quando sarai diventato Amore”.

Allora, come se io avessi una veste bianca ed una veste nera, subito ho capito cosa dovevo fare. Ho detto a Lei: “Non fuggire, non scapparmi, andiamo, farà tutto quello che tu vorrai”.

Così detto dentro di me si è insidiata una gioia grande.
Non ho più veduto la nuvoletta ma essa è entrata in me, dentro al mio alito celeste.
Leggero, leggero ho cominciato allora il mio nuovo cammino.

Non so quanto sia durato tutto questo, cioè se poco o tanto tempo. Sono arrivato a questa mia nuova vita molto, molto confuso. Ho visto ancora i miei parenti ed ancora il fantasma che mi guidava e disse: “Vieni, ti porto dalla tua donna”.

Sono infatti andato a casa mia e lì ho trovato mia moglie con la mia bambina a tavola. Ho provato un’emozione talmente grande che non sapevo più se gridare o se strare zitto. Mi sono seduto a tavola con loro e ho sentito il profumo dei loro cibi. Non mi stancavo di guardare la mia bambina e la baciavo tanto, tanto così che lei ebbe una qualche strana sensazione perché con la manina passava dove io la baciavo come se volesse scacciarne una mosca mentre alla madre chiedeva: “Chissà se il papà scriverà”.

Io ho gridato allora forte: “Bimba mia, non sono più in terra”, ma il mio grido non fu sentito.

Per un poco di tempo non ho potuto staccarmi da quella casa; stavo sempre vicino alla mia bambina, andavo pure da mia madre e da mio padre ma più che altrove me ne stavo in casa mia.

Il fantasma che mi guidava però mi richiamò alla realtà delle cose dicendomi: “Non puoi continuare così, vieni”.

Lo seguii infatti e trovai tutto molto più bello della prima volta. Vedevo terribile la guerra proseguire, vedevo con gli occhi del saputo che l’Austria avrebbe perso la guerra e, strana cosa, questo contrariamente a quanto avrei pensato, non mi faceva alcun dolore.

Sapevo, non so per quale virtù, tutto quello che sarebbe avvenuto alla mia donna, di mia madre e della guerra.

Una volta fui preso da un grande sonno ed allora ho dormito e sognato chiaramente come ero morto. Quando mi sono svegliato mi sono trovato ancora più leggero di prima.
Guardando dentro l’arca che mi avvolgeva vedevo altre figure trasparenti alle quali il pensiero splendeva in fronte come un quadro.

Quella gente non parlava più, la loro parola era fatta di Luce e di pensiero. Chiesi loro:
“Anch’io sono così come voi?”. Il mio fantasma guida era ora una bella Luce tutta azzurra e mi disse: Ora basta, non ti accompagno più perché il tuo piano è questo. Non ti saluto perché quando tu vorrai venire da me basterà che tu faccia quel pensiero”.

Fui lasciato solo e subito ho pensato: “Dove vado ora?”. Non potevo mai immaginare cosa fosse quel posto in cui mi trovavo, perché tutta quella gente che con me l’occupava col suo pensiero si trovava ad avere giardini, case, fiori, bei vestiti, bei gioielli, tutto bello come bello crea la fantasia del bimbo che gioca.

Tutto questo però mi fece tanto piacere e chiesi a quella gente: “Vengo anch’io con voi?”.
Uno mi rispose subito: “Vieni pure”. E cominciai così a vivere la mia vita nello spazio.

Andai subito, subito ancora dalla mia bambina e con lei mangiavo; dormivo, andavo a spasso, proprio come quando vivevo sulla terra. Vedevo anche la mia bimba che cresceva ma ancora non era una signorina.

Una volta sono andato nello spazio, così come uno che voli di per sé. Ho volato ed ho veduto che tanti come me volavano, giravano, taluni piangevano. Quasi tutti però andavano vicino ai nostri cari della terra.

Nessuno ci costringeva a fare questo piuttosto che quello. La mia anima si faceva sempre più leggera e sentivo che non ero più un corpo, bensì un ciuffo di energie.

Incontravo uomini e donne, tutti ben vestiti e tutti raccontavano quello che erano stati in terra. Allora mi domandai: “Ma dove siamo ora?”.
Un sapiente, molto sapiente, vestito di un vestito lungo tutto bianco, con in testa una corona di lauro mi disse: “Io una volta in terra ho molto studiato: gli uomini mi chiamarono con un nome che non conosco più, che non voglio più conoscere. Sono stato un grande sapiente dell’Oriente e dico una cosa sola a voi tutti quanti, così come potrei intrattenermi in una delle mie conferenze: noi non siamo più dentro al pianeta terra ora ma siamo le forze dell’Aura del pianeta terra. Però abbiamo ancora il libero arbitrio ed ecco perché possiamo andar giù quando vogliamo. Dicendo giù intendo dire che, non avendo noi qui più corpo solido, siamo fuori dal centro di energie pesanti che formano il gravitario che tiene il mondo della terra tutto compatto in comunione di forme”.

Allora io chiesi: “Cosa diventiamo dopo?”.

Attorno a lui, sedute su altri seggi, stavano altre persone col volto più scuto, come se fossero di pelle scura ed altra gente ancora stava attorno a questi seggi seduti.

Alla mia domanda così rispose: “Adesso noi siamo ancora un ciuffo di tre energie:
Anima (vita), Forza e Spirito; quindi siamo ancora delle cose che dovranno divenire più piccole. Ora non occupiamo alcun posto ma il nostro pensiero occupa ancora un posto.

Quando noi scendiamo giù il nostro pensiero diventerà forma solida sino a quando noi non perderemo tutte le forme per aver rivestito tutte le forme e vissuto dentro in tutte le energie ed in tutte le intelligenze che compongono il corpo pesante di materia.  
Il nostro spirito si siede al centro che non so dove sia.
Noi siamo fuori e dentro al nostro pianeta e possiamo anche andare in un altro pianeta. Di qui vediamo tutta la Potenza dell’Universo in armonia, cioè vediamo che tutto quello che è stato già creato è in movimento per dare sviluppo anche ad un piccolo punto come uno spillo. Ogni mondo, ogni Forza, tutto, tutto dà giusta misura perché uno diventino tanti e tanti diventino poi uno. Così, ecco spiegato il mistero della creazione”.

Io a tale parlare me ne sono stato immobile e senza parola. Tutti questi personaggi che furono grandi uomini in terra, che litigarono in guerra per supremazia di beni e di saperi, erano ora tutti molto riverenti dinanzi al Saggio che parlava.

Ho domandato: Ma chi è questo che parlava?”

“Un primo Maestro sconosciuto. Venne dapprima con forma umana ed intelligenza superiore a portare la Luce agli uomini della terra.

Chiesi a Lui: “Dimmi il tuo nome”.

E lui: “Chiamami come vuoi. Chiamami Alfa Sacrificio Omega, cioè Vita Sacrificio e Morte. Gli uomini della terra, vedi, dicono soltanto Alfa ed Omega lasciando indietro cioè il sacrificio perché sono troppo egoisti. Non siate mai egoisti”.

Così disse a tutti e poi in un attimo, come per incanto sparì. Dove lui era il seggio restò vuoto ma vi restò pure una gran Luce.

Io ritornai subito a vedere la mia bambina. Non so se in terra fosse sera ma vidi mia moglie con un altro uomo vicino. Guardai bene e vidi che l’uomo accarezzava e parlava alla mia donna come le parlavo e l’accarezzavo io quando eravamo fidanzati. La mia bimba sola in un angolo della camera, con i suoi grandi occhi, guardava il mio ritratto e sua madre.

Sono subito scappato via e quando mi sono trovato nello spazio ho molto pianto, molto, molto, tanto grande era il mio dolore. Una grande rabbia mi è subito venuta e mi sono ribellato: no, ho detto, no, non voglio! Poi come un fantasma è comparso vicino a me qualcuno e ha detto: “Roberto non c’è più”.

Allora mi sono messo in ginocchio e col mio pensiero ho fatto una grande preghiera al grande Signore Iddio. Ho detto: “Signore guarda la mia bambina. Fa o Signore che il mio proposito cattivo diventi tanto buono , che la mia donna abbia tanta felicità con l’altro uomo anche se lui non sa ancora se io sia ancora vivo o morto in terra. Perdona, o Signore, la mia rabbia e fa che la mia bambina non provi più dolore; fa anche che la mia donna non abbia a soffrire”.

Poi mi dissi: “Addio Robert di terra, sei morto due volte: una come creatura ed una come ricordo”.

Subito una gran luce di pace è scesa in me, mi sono portato subito sul luogo ove la gente chiedeva aiuto. Ho detto a quei poveretti: “Attaccatevi a me, tanto Robert non c’è più”.
  
Anche il mio nome infatti non era più pronunciato.

Per quanto questo stato di cose mi desse tanto dolore ho sempre continuato ad essere vicino ai miei ed ad aiutarli. Ho accompagnato la mia donna nei suoi vari amori e sempre più comprendevo quanto grande sia l’egoismo umano.

La mia donna si formò una nuova casa, la mia bambina era divenuta grande. Nel frattempo io mi ero abituato alla vita dello spazio.

Intanto vidi che mia madre era arrivata al momento cruciale, era pronta per venire con me. Sono andato da lei e le ho detto: “Mamma, non piangere più, io sto tanto bene ed al momento giusto verrò a prenderti”.

Infatti, appena non ebbe più a soffrire dei suoi dolori, si addormentò. Volevo farla venire con me ma mi fece un’altra strada. Trovammo subito la nonna. Io mi sentivo felice come quando ero bambino ed anche gli altri erano felici.

Ci siamo subito portati subito sul luogo della montagna e subito, come se fossimo trasportati in volo, ci trovammo sulla vetta del monte entro ad un raggio.
Subito dopo ci trovammo dentro la luce lunare e là mia madre subito si addormentò.

Mi portai allora ancora dalla nonna e la trovai ancora più celeste e la sua forma non più umana ma come tanti e tanti altri che prima avevo visto in forma umana e che ora invece delle nuvolette in forma di angelo. (La vostra religione raffigura infatti alle volte gli angeli così perché essa prende le immagini non dalla fantasia ma dalle visioni).

Ad un tratto comparve vicino a me il mio fantasma guida e mi disse: “Ora ognuno è al suo posto”. Io gli chiesi: Anch’io ho un posto?”. Sì, tu pure hai un posto entro al ritmo della Legge”. “Cos’è la Legge?” domandai io. Rispose: “La Legge è la mente Superiore che guida il nostro essere d’Intelligenza entro a tutti i mondi”. “Che cosa è il mondo?” chiesi.
“Sei curioso” mi disse. “Ma anche in terra ero curioso” risposi. “Per mondo va inteso un grande centro di tutte le Forze dell’Universo. Questo tuo mondo è una particella del grande Centro però esso, nella sua somiglianza al centro, costituisce un mondo”.

Eccomi poi tornato tutto solo ed allora sono andato a trovare mio padre. Lo trovai molto vecchio e solo; così gli sono stato molto vicino.

La mia bambina intanto si era fatta una signorina con tanto di fidanzato ed allora mi adoperai affinché la gioia albergasse nel suo cuore, affinché la sicurezza che il suo fidanzato fosse quello adatto alla sua felicità, non l’avesse mai abbandonata.

Mio padre intanto si ammalò ed allora compresi ed ammirai la previdenza di lui che aveva fatto in modo di crearsi una indipendenza finanziaria anche durante la sua lunga degenza a letto. La mia bambina ebbe cura di lui ma non così mia moglie; anche mia zia, cioè la sorella, ebbe cura di lui.

Io non l’ho mai abbandonato mentre mia madre continuava a dormire. Mia nonna, ancora più celeste, si portò invece subito vicino a lui curandolo giorno per giorno.


A lei si aggiunse anche mio nonno e così ci trovammo tutti a porgere aiuto a mio padre.

Appena passato, mio padre mi chiese: “La mamma dov’è?” “Vieni andiamo da lei” gli dissi. Ma mio padre non riuscì a saltare il monte. Di modo che mia madre dorme tuttora e mio padre è ancora ai piedi del monte e gira, gira tra la gente che attende il momento propizio per poter entrare nel raggio ed essere portato su.  

La nonna invece vola e la sua forma diventa sempre più piccola. Il nonno di contro, sempre con la sua testa da angelo, gira, ragiona col suo pensiero ed io vedo di questo pensiero il quadro.

Lasciai quel luogo perché il raggio mi riportò al mio posto; vidi così solo poco del mondo dello spazio ma la mia libertà mi permetteva di andare dove volevo.

Ogni tanto mi viene fatto di incontrare della gente solamente con la testa. Una volta volli ritornare sul luogo ove emanava tanto fetore; colà tutti si aggrappavano a me e stentai non poco a liberarmene e potermene venir via.
Solo entrando prontamente entro il Raggio ho potuto nuovamente rientrare nella mia atmosfera.

Qui sto molto bene. Qui la gente gira e fa tutto un mondo suo non più di materia ma di spirito il quale è come quello della materia ma senza forma.
Qui dove mi trovo vi sono montagne, luogo di luce, di ombra, giardini, strade, tutto quello cioè che è in terra; però qui non si vede spuntare l’erba perché l’erba è già cresciuta.

Così ho sempre dato il mio aiuto ed in questo modo ho imparato ad entrare nelle case della terra, del Cielo; ovunque mi è stato possibile entrare sono entrato con i miei amici dello spazio.

Vado a veder spesso mio padre e vado da mia madre, ed in questa maniera ho imparato ad entrare ed uscire da quel raggio che attira e ributta.

Che sia questo raggio non lo so; fattelo spiegare dal Maestro, esso conduce a monte dove c’è la Luce. Esso è fatto come un imbuto e per sua virtù ho girato per ogni dove.
Ho potuto sentire tutta la gente che chiedeva aiuto e porgere a loro il desiderato aiuto, sia che passasse per malattia che per morte violenta, questa provocata sia dagli uomini quanto da strumenti di distruzione.

Una volta nel mio girovagare vidi una colonna di Luce e attorno ad essa tanta gente, o meglio, tante anime. Tutti parlavano, uno alla volta beninteso, ed allora mi venne la tentazione di parlare anch’io.

Chiesi ad uno se potevo parlare e questi mi disse: “Parla pure”.

Vidi allora un gruppo di gente della terra seduta attorno ad uno di loro che dormiva. “Che cos’è?” ho chiesto. “E’ un medium, un mezzo, una macchina che trasmette alla gente della terra le nostre parole”, mi fu risposto.


Cominciai a ridere, ridere, ridere perché avevo sentito dire cose simili anche durante la mia vita ma non ci avevo mai creduto.

“Vieni a vedere, se non ci credi prova” mi dissero.

Andai ma avevo paura di precipitare giù. “Se dico qualcosa non precipiterò giù”.
“No” mi dissero “Pensa, pensa col tuo pensiero la parola che vuoi dire e sentirai il mezzo ripetere la tu parola pensata e la gente ti parlerà”.

Così feci infatti e la gente mi chiese: “Chi sei?” “Uno stupido” ho risposto; ma questo fatto mi è piaciuto ed allora ho cominciato a parlare.

In un primo tempo la conversazione fu come Dio volle, un po’ bene ed un po’ male; un poco per la mia inesperienza, un poco per l’emozione, ma ben presto mi normalizzai a parlare con la gente della terra; fu per me cosa molto gradita.

Finalmente trovai una medium donna e le chiesi “conosci l’Italia?” “Sì, sono in Italia”.
“Conosci Milano?”. “Sì, sono infatti a Milano”.

Una grande commozione mi prese e domandai: “Conosci tu Ida?”. “No, non conosco nessuna Ida”. “Mi dispiace” dissi “perché un anno prima della guerra venni in Italia per imparare la lingua italiana ed in tale occasione ho conosciuto Ida che ho molto, molto amato. Ora essa è moglie di un ingegnere, non mi ricordo il nome, abita in Via Aurelio Saffi. Il mio amore di spirito non è mutato.

“Vado a cercarla” mi ha detto il mezzo.

Infatti la trovò e l’invitò a venire a parlare con me. Venne infatti, mi sono fatto conoscere ma Ida non credette niente di niente. Questa sua incredulità mi fece molto dolore. Lei però venne ancora ed io per darle prove convincenti portai con me i suoi parenti e li feci parlare. Poi le rammentai tanti piccoli episodi, tante cose intime, come le dissi: “Ti ricordi quando ti schiacciai il piede sotto il tavolo? Quando feci questo, questo, questo…?”.

Dinanzi a queste prove la sua diffidenza cadde ma ancor oggi questa donna è strana, falsa, non crede sia io per quanto creda però negli spiriti  e nelle comunicazioni fra gente della terra e quelli dello spazio.

Io però sono contento ugualmente di questo risultato perché un’anima di più ha creduto.

Ora lei ha un mezzo tutto per sé, fa delle sedute tutte per sé, io però sono andato da lei a parlarle per primo.

Una volta però si trovò con la macchina grossa; a me non è sembrato vero prendere subito posto nella macchina grossa ma tante anime attorno mi hanno schiacciato, costretto insomma ad andarmene via.

Uno grande, grande, con un grande mantello tutto pieno di buchi, parlava.
“Com’è stracciato” ho detto io. “No, sono buchi di Luce, non sono strappi” ha detto uno. “Questo è il gran Maestro che ha imparato a mangiare il serpente”.


“Brrr!” feci io rabbrividendo, “cosa fa, mangia anche gli uomini?”. “No, no” rispose quello, “si tratta del serpente scienza. Lui tutto sa”.

Intanto questo Maestro stringeva la macchina forte, forte. Questa aveva tutto il cervello aperto, Lui aveva una voce come una tromba e la macchina parlava.

Gli sono stato vicino non osando parlare. Il Maestro invece si voltò e mi disse: “Che fai tu piccolo?”. “Non mi scacciare, voglimi un po’ di bene! Lascia che io parli una sola volta con la mia donna!”. “No, aspetta” mi ha detto e mi ha guardato con due occhi che mi hanno reso polvere di cielo.

Io ho provato a parlare ma la macchina ha aperto gli occhi dicendo: “No, no, no…”
Ma avevo visto intanto che la cellula della macchina era molto grossa.

Ho aspettato che la macchina dormisse per andare da lei. L’ho chiamata, le ho tirato le coperte, ho fatto attorno a lei il diavolo a quattro dicendole: “Sono Robert, sono Robert”.

E lei: “Che cosa c’è? Anche questo adesso?”.
“Non mi scacciare, non mi scacciare” le dissi “tanto tu non sei più della gente della terra ma di noi dello spazio. Sono tornato quindi tra i miei compagni ed ho detto loro: “Venite, venite a trovare la macchina grande che dorme”.

Abbiamo fatto attorno a lei gran confusione; la macchina era disperata, ma noi imperterriti continuavamo. Chiacchieravamo tutti assieme e finalmente lei ha esclamato: “Ma sì, stai qui ma stai buono però”.

Sentito questo sono andato subito dal Maestro per chiedergli il permesso di lasciarmi parlare con la macchina grossa.

Lui mi ha dato il permesso ma a condizione che facessi un bel lavoro.
“Guarda” mi disse, “non si può star fermi nello spazio, bisogna sempre lavorare in Legge Divina; và!”.

Io ho proprio pianto dall’emozione e sono quindi subito tornato dalla macchina.

Nella sua casa vi erano tanti altri spiriti che circondavano la macchina. Ho cercato di farmi strada fra loro per poter arrivare a parlare ma inutilmente perché questi non la lasciavano né parlare, né dormire, né mangiare.
Lei disperata guardava tutti, alle volte con paura, mentre qualche volta diceva a taluno: “Vieni”. Anche a me una volta disse: “Cosa fai qui? Vieni qui”.
Io le risposi: “Voglio venire anch’io a parlare con l’imbuto”.
“Non ti voglio, sei un baronte”, lei mi disse.
Ed io: “No, non sono un baronte! Prima di venire qui da te andavo dalla tua amica Ninì ma ora essa non mi piace più perché è diventata una mattoide di terra, cioè è troppo presa dalle passioni di terra e quindi non mi piace più”. Dopo di questo il mezzo non ha più replicato.

Il primo compito che il Maestro mi diede nei confronti della macchina grande fu quello di difenderla da pensieri brutti, cioè impedire che parole, pensieri formulati da entità basse andassero ad ingombrare il suo imbuto; ma io non riuscivo ad assolvere questo compito, mi sentivo impotente di aver ragione sopra ai soprusi dei più prepotenti .
Mi sono preso tante volte molte botte da farmi piangere dell’avvilimento, ma inutilmente.

Una volta però un piccolo Lumen venne in mio aiuto. Sono queste Entità Superiori che sono come il fantasma che mi guidava, cioè quando parlano non prendono figura umana e non formano un quadro pensiero ma hanno solamente un volto tondo di luce lunare con un solo occhio, senza naso e senza bocca come gli abitanti di Giove.

Hanno una forza d’intelligenza e di pensiero tanto grande che basta un loro soffio per far comprendere più che tutti i pugni e le botte terrene.

Lumen, quindi mi venne in valido aiuto buttando lontano dal mezzo tutte le entità che mi impedivano di avvicinarlo.

Il mondo degli spiriti non è un mondo solido però io ci vivo come se fossi sulla terra, solamente non sento i bisogni fisici che si sentono in essa.
 I dolori e le gioie si provano anche qui ma solamente in modo molto, molto più sentito.
Queste sensazioni giungono a me in mezzo alle mie occupazioni fatte dall’energia di cui è composta la mia anima la quale vuole essere solo espressione di intelligenza entro l’unità della Legge.

Con questa mia anima io vado in tutti i luoghi che mi vengono permessi dal mio stato di evoluzione.

Qualche volta sono andato, accompagnato dallo spirito fantasma più in alto.
Dico più in alto perché nel frattempo ero diventato più leggero là ove allora arrivavo, là era tutto Luce, era tutto tanto bello che io ho sentito la mia anima disciogliersi.
In quel piano ho veduto i più grandi Maestri, ho veduto quelli che in terra chiamavano Santi.

Questi sono uomini come noi ma in Luce sono Entità.
Certi insegnano a scrivere, altri a fare opere buone, altri ancora a fare i miracoli ed altri a pregare.

Sopra tutti questi ho veduto venire con ritmo, raggi di Luce ancora più bella, più luminosa ed in mezzo ad essi dei piccolissimi occhi, tanto profondi che nel mentre ti danno una grande gioia, ti frugano nell’anima in modo da non dirsi.
Di fronte a tanto scandaglio ho sentito il bisogno di scappare ma la mia guida non mi ha abbandonato e mi ha detto: Vedi, quando tu scenderai la prossima volta sulla terra, farai qualche cosa di buono, risalendo verrai qui. Questo, vedi, è il piano mistico nel quale le anime cominciano il cammino spirituale”.

In quel luogo tutto è bello ed anche lo stare è molto bello. Però le anime sono fatte di tre nuvolette: una di colore azzurro, una di colore bianco ed una terza di colore rosso.

Non vi so spiegare cosa siano queste tre nuvole né che cosa voglia dire questa colorazione ma in quel piano ho sentito innalzare canti al Signore e suonare musica per il Signore che dava profonda commozione. Tanto bello era tutto ciò e ci stavo tanto bene che non avrei più voluto venir via.

Qui tutte le grandi Entità non erano coronate d’oro come i nostri grandi della terra ma erano tutte uguali, solo si differenziavano una all’altra, dal colore.
Qui l’etere era più leggero e più luminoso.

Fra tutto questo mondo io ho molto camminato, il parlare con i Maestri mi ha insegnato a fare un buon servizio dato anche che il mio naturale era disposto a dare.

Mi sono così reso molto bene accetto a tutti gli uomini della terra che mi hanno accolto con molta simpatia come un loro vecchio amico.

Ho parlato ancora con Ida, con negri, con bianchi, con grandi e con piccini, ho aiutato tutti.

Giusto a questo punto il Maestro mi disse:
“Ora tu devi fare un grande giardino, questo giardino deve essere il tuo cuore. Ogni anima che sta sulla terra che cosa è per te?”.
“Una sorella” ho detto io.
“No, un fiore”, mi rispose lui.
“Perché?” soggiunsi.
E lui: “Perché essa germoglia dentro una terra che è dura, piena di cose le più brutte. Queste anime, chiuse nel loro corpo, hanno tante, tante torture prima che possano vedere e raggiungere il loro giusto cammino. Eppure quelle anime sono i fiori più belli dentro il mondo della terra”.

“Ho capito finalmente, Maestro”, dissi.
“Non sono un Maestro, sono un vecchio viandante che non ha più niente di bello; sono un vecchio viandante dello spazio e della terra”.

Chiesi: “Di quale spazio?”.
“Di quello che circonda la tua terra”. “E poi?” soggiunsi io.
E lui: “E poi il mistero che circonda l’anima tua. Lascialo stare lì. Quando tu sarai un viandante avrai imparato qualcos’altro”.

Io allora ho taciuto però una volta gli dissi: “Tu sei Maestro e questo vuol dire Signore. Io chiedo a te: sii buono con me, aiutami a fare il mio giardino. Se io, che sono tanto piccino, mi accingo a costruire un giardino senza l’architetto, che diverrà esso?”.

Per tutta risposta mi disse: “Vieni con me ove io vado, vedrai!”.

Andai infatti con lui: come in volo siamo passati su tutta la terra poi siamo giunti in un luogo ove tante Entità tiravano come dei fili impalpabili, luminosi e troppo vivi.

“Guarda come si pianta un giardino” mi disse.
“Un’altra Entità si chiama Raffaele, un kutkumi, una Hondaja” “Ancora tante altre ce n’erano”. Io dissi a quelle grandi Entità: “Devo piantare un giardino io?”


Una Entità rise tanto e: “Cosa vuoi fare tu?” mi chiese.
Io risposi: “Un giardino”. “Chi ti ha detto questo?”. “Il vecchio viandante”. “Allora sì, vieni, prendi questo raggio luminoso e fa una pianta nel tuo giardino”.

Anche altre Entità mi diedero altri fili. Uno era colore azzurro, uno di colore giallo che non potevo toccare, uno di colore verde, uno di colore oro, uno di colore rosso, uno di colore viola ed uno di colore diafano come l’aurora.

L’Entità che mi porse questo filo non l’ho veduta, ho veduto soltanto una gran Luce. Mi sono detto allora: “Ma sogno anche nello spazio?”. Ma non sognavo. Qualcuno turbò la mia mente e mi ritrovai ancora solo.

Col mio pensiero piantai tutte le sette piante di Luce nel mio giardino, poi iniziai il trapianto dei fiori per mezzo dell’imbuto della macchina. Dapprima il mio giardino fu piccolo, piccolo ma poi si è ampliato tanto che ora esso è grande, grande e Robert è pure lui divenuto grande.

Ho piantato allora il mio giardino di anime tutte molto buone ma in principio non sapevo come fare per dare ad ognuno un fiore. Ho però notato che ogni anima era circondata da tre colori.
Il mio fantasma Guida mi disse di essere questi colori appartenenti all’eterico pesante e precisamente: il primo energia di formazione di figura, un secondo astrale ed un terzo animico, cioè conseguenza di evoluzione.

Quando un’anima in terra ha segnato i suoi colori indica lei stessa se è buona o cattiva, avanti o indietro è così. Fatta questa considerazione ho pensato che con l’aiuto di quello spirito che chiamo sempre quando mi trovo in imbarazzo, ne avrei potuto avere qualche indicazione a vantaggio.

Infatti, interpellato, mi disse: “Il primo ed il secondo colore corrispondono a subcoscienza d’anima di tutte le energie della terra.
Allora ho pensato ogni fiore ha un colore. Secondo quello che mi ha detto il Maestro, cioè che l’umanità è in un terreno non buono e che ogni uomo è un fiore che deve vivere in questo terreno che deve trasformarsi in un giardino, ho pensato: se lo faccio all’umanità questo giardino forse sono nel giusto.

Ho allora domandato al mio Spirito Guida: “Se io faccio questo va bene?”
“Molto bene e chiamami ogni volta che hai bisogno di me” “Mi fai un piacere? Mi dici come sei tu che vieni come il vento e vai come il fulmine?”.
“Sono uno Spirito, mi chiamo con un nome che tu non conosci; anch’io sono comandato dal Maestro che sia chiama Reggitore del Karma”.
“Cosa è il Karma?”. “Karma vuol, dire azione dentro il principio e fine di uno sviluppo di cose”. Allora io ho detto: “Io sono una cosa?” “Sì, sì, tu sei un’anima cioè un atomo animato da un principio. Se in te c’è un principio, c’è anche uno svolgimento, c’è anche un supposto finito. Per fare questo tra l’uno e l’altro c’è spazio ed azione”.

“Ed allora dove vado io con questo?” chiesi.

“Non sai? Vai dentro alla terra. Dentro alla terra tu devi conoscere tutte le cose ed allora in questa conoscenza cominci a comporre una unità, cioè una piccola particella che viene un piccolo globino; come tua figlia assomiglia a tua moglie, come tu, figlio, assomigliavi a tuo padre come corpo. Questo vuol dire che essendo tu una particella e prendendo dall’Universo tante particelle, formi un’anima la quale a sua volta però deve animare. Per animare tu devi fare delle azioni. Qualcuno deve guidare queste tue azioni interiormente ed esteriormente.
Per esempio, se alla tua bambina tu non avessi tenuto la mano ai suoi primi passi , sarebbe caduta. Ecco, io non sono né tua madre, né tuo padre ma sono qualche cosa che è già passato attraverso lo sviluppo della materia ed ho già iniziato la mia vita Spirituale o di Spirito.
A te è stato detto di fare un giardino, a me di andare a prendere le anime quando passano nello spazio e che abbiano questa e quella disposizione per essere arrivate a questo od a quel colore che indica poi il loro grado di sviluppo”.

“Ho capito chi sei tu” ho detto. “Tu sei il mio Maestro”.

Lui si mise a ridere forte: “Va, va” mi disse, “Sono uguale a te; solo che tu devi fare il giardino fra il mondo dello spirito e quello della materia per mezzo di una grande macchina per portare un po’ di conoscenza, di luce alle anime chiuse dentro alla materia, per la qual ragione non possono subito venire a conoscere la vita che si svolge fuori del loro corpo, loro prima dimensione pesante”.

Per dire la verità io non ho capito bene tutto questo dire, però ne ho dedotto la conclusione che Lui invece di essere un Maestro terreno, è un piccolo Maestro dello spazio.
Ogni anima ha un Maestro, sia essa laggiù nel luogo del puzzo o fuori ove l’etere è più leggera e più bella. Non so con precisione ma non credo che le anime baronti, cioè quelle che non si vogliono staccare dal loro secondo vestito pesante eterico, abbiano un custode ossia un Angelo buono che porge loro aiuto ogni qualvolta ne abbiano bisogno.

“Vedi se anche il mio giardino va bene” chiesi al Maestro.
“Sì, sì, va molto bene”. Mi rispose.
Ed allora ho cominciato a mettere anime cioè poco a poco a piantarvi fiori. Vi mancavano però le montagne, le colline, le rocce, l’acqua.
“Come faccio senza l’acqua?” domandai al Maestro.
“Non ha bisogno l’acqua ma solamente le tue e le loro buone opere. Senti, tutti quei fiori che ti ascolteranno unicamente per il loro interesse, per loro comodo, non saranno di colore tanto bello come quelli che verranno a te per apprendere l’amore Spirituale. Non occorre acqua per irrorare quei fiori, basta per essi solamente la tua fatica e la loro comprensione”.  

Io tutto contento mi sono subito ripromesso di fare tutto questo ed ho iniziato subito la mia opera.

Il primo fiore che ho piantato è stata una bella rosa bianca, cioè Maria (la macchina) e l’ho posta nel bel mezzo del mio giardino perché, ho pensato io, per la mia opera ho bisogno di questa macchina, se questa mi viene a mancare mi scappano tutti i fiori.
E così ho iniziato il mio giardino.

Dopo Maria i primi fiori che ho messo sono stati quelli dei bambini, poi quelli delle donne, poi quelli degli uomini.

Questo mio compito ha incontrato il favore degli uomini i quali non mi hanno più lasciato in pace. Roby da una parte, Roby dall’altra, tutti vogliono Roby.
Io mi faccio in quatro per poter andare da tutti e fare tanti amori di spirito.

Ho fatte tante aiuole di garofani, di rose, di gerani, di violette, di ranuncoli, di genziane, di mirtilli, di edelweiss tutti, tutti i fiori trovarono posto nel mio giardino, compresi gli alberi.

In mezzo al mio giardino posi un bel laghetto, tanti begli uccelli che contribuirono a rendere tanto, tanto bello il mio giardino; ebbi l’avvertenza però di metterlo molto in alto perché nessuno me lo potesse guastare.

Molti vengono a vedere il mio giardino e vogliono entrarvi ma io non voglio perché esso è dedicato solamente alle anime che sono ancora in terra.

Sono proprio contento perché il mio giardino è diventato molto bello; qui non vi sono stagioni perciò non posso dire più bello o più brutto dell’altro.

Ora vengono molti fiori di uomini in armi e nel passare nello spazio alcuni di essi sono diventati più belli di prima mentre altri sono completamente avvizziti ma non morti.
In questo caso io devo girare di qua e di là per vedere ove essi siano andati a finire.
Per queste ricerche io ricorro al mio Maestro custode che è sempre pronto.
Basta il pensiero di un attimo ed il ricercato è subito trovato.

“Sei contento?” Lui dice al poveretto. E questo: “Roby, Roby ti conosco, non sono contento, và via, ti maledico, maledico te e i tuoi fiori”.

Invece di lasciarli al loro destino, prendo molta cura di questi fiori sino a che non diventano Luce, sino a che non si danno ragione. Porto questi fiori a vedere gli altri spiriti, gli altri posti, tutte le altre cose, sino a quando loro stessi non mi chiedono di venire nel mio giardino ad innaffiare i miei fiori.

Sino a quando i miei fiori stanno in terra non seccano mai però, se non agiscono bene, non restano belli e perdono del loro profumo. In questo caso io non posso porgere loro nessun aiuto. Quelli che non possono andare dalla macchina vengono da me aiutati ugualmente affinché sia loro possibile mantenersi bei fiori per il mio giardino.
Per farmi sentire da loro batto sui mobili, tiro le coperte, batto i vetri e tanti altri modi.

Il primo fiore venuto nel mio giardino è molto bello e si chiama Bruno. Lui conosceva già il Maestro, ora esso mi aiuta. Dopo di lui ne sono venuti molti altri a portare comunicazioni dirette dalla terra.
E’ venuto un bimbo che si chiama Gino, non abitava a Milano ma in un altro paese. Questo bambino che è morto dopo una lunga malattia, mi voleva molto bene e sempre, sempre mi chiamava. Al momento cruciale sono andato io a prenderlo: era nella bambagia.
Gli ho subito detto: “Non aver paura caro, sono qua io, Robert che tu tanto chiamavi”.

L’ho preso e siamo andati subito per salire sulla montagna. Là il raggio ci ha fatto immediatamente salire e lassù si stava molto bene.

“Roby, vado a vedere il tuo giardino, mi accompagni?” mi ha detto.

“Vieni”. Ma invece non gli è stato possibile venire, il perché non lo so. (Te lo farai spiegare).
Questo fatto mi ha sorpreso fortemente ed allora ho domandato al mio Maestro:
“Perché questo bambino che è un angioletto non può venire a curare i fiori del mio giardino?”.
“Non è possibile che venga nel tuo giardino perché se venisse la sua anima, che non è bambina, vi prenderebbe posto, mentre deve prendere il suo posto di spirito perché ha ancora da fare molte esperienze”.

Ho chiesto: “Dove lo accompagno ora?” “Non vedi che ha il suo Maestro dietro e lui non lo vede? E’ come gli uomini della terra che hanno il Signore in mezzo a loro e non lo vedono.
Questa anima è stata fatta scendere in casa di suo padre i di sua madre ammalati nel fisico affinché la sua anima facesse esperienza entro ad un corpo non perfetto ed imparasse lui, ed imparassero i suoi genitori di terra con un’esperienza di dolore, che non è bene un’unione quando il fisico è tarato”.

“Che colpa hanno questi poveretti se nascono già con il corpo tarato?”.
E Lui: “Bisogna che un principio ci sia altrimenti gli uomini della terra con tutti i loro vizi, se non venissero frenati dal dolore, si avvolgerebbero senza freno e con piacere nel fango e nel marcio. L’esperienza vuole che l’anima assetata dal piacere terreno venga mandata dal Maestro del karma in un copro malato. Anche se il copro bambino non ha avuto grande sofferenza, l’anima ha fatto grande esperienza. L’energia di materia non in armonia, non ha potuto aspirare tutte le energie del cosmo, di conseguenza è morto, cioè è ritornato nello spazio”. “Così” ha soggiunto il Maestro “il bimbo ha imparato cosa vuol dire vizio e così ugualmente anche suo padre e sua madre perché se non imparano così non credono, non vedono, non fanno.
Quando avrà imparato questo, e capita la Giustizia infinita e Divina per ragione di karma, avrà riveduta la sua vita ed il suo piacere di voler godere ancora i sensi terreni; ma di fronte a quel quadro avrà acquisita la forza di dire: Signore basta, io non voglio più far soffrire altre creature per il godimento di un momento.
“Vedi”, ha soggiunto ancora la Guida “solo allora, quando avrà raggiunto questo stato, potrà entrare nel tuo giardino; ora anche se egli è un bambino non è un angelo e quindi non lo può.
Gli uomini della terra fanno male a dire che tutti i bimbi che vengono nello spazio sono degli angeli. No, non è vero; essi sono sì di energia psichico pura ma non è pura la loro energia materiale, portano quindi con loro il loro karma, salgono e ridiscendono. Una cosa che rinasce non è pura, essa è sempre frutto di una cosa pre-esistente ed allora essa porta con sé il bene ed il male come sviluppo del suo principio. Ogni principio è sempre puro, è l’azione che non è pura perché è conseguenza di un amalgamo di energie e quindi per fare un’azione di esperienza si fa del bene e del male, perciò essa non è pura.
Ogni rinascita ha sempre qualche cosa di più puro delle precedenti; la materia in ogni rinascita è sempre meno sporca. L’anima però è sempre pura mentre il subcosciente, essendo l’anima della materia, non lo è.
L’umano perciò molte volte sbaglia a pensare che sia l’anima a parlare in sé….
Il copro non è spirito, ma materia perciò è la forza e la personalità terrena che parla in lui, cioè la subcoscienza. Si può quindi dire che il subcosciente di un individuo è la forza e la volontà della personalità terrena”.

Finito di spiegarmi tutto questo, la mia Guida mi ha lasciato. Io ho lasciato nel mio giardino il fiore di Gino il quale è rimasto come se fosse bagnato di rugiada. Attende ancora di assorbire del sole terreno per poter diventare ancora più bello, più bello e più grande.

Nello svolgersi di questa nuova vita io ho cominciato a non ricordare altro che i nomi delle persone, così pure ho cominciato a non ricordare più tante mie cose intime e ciò perché mi andavo abituando alla vita dello spazio.
Per essere più esatto, non è che non si ricordino più le cose, ma tutto diventa più confuso.
Però quando io mi avvicino a qualcuno della terra vedo che esso è circondato da un atmosfera  di colori che mi forma un quadro prospettivo, il quale mi mette a conoscenza di tutto quello che ad esso si riferisce. Mi è allora noto se uno deve passare presto nello spazio, se deve ricevere o fare del male a qualche suo simile e così via.

Nello spazio non esistono più distanze, si riesce a vedere da ogni dove; io però non posso che vedere dalla parte dove vado; invece, mi ha detto la mia Guida, vi sono dei Maestri che vedono liberamente dentro al nostro mondo terreno ed anche dentro ad altri mondi contemporaneamente, anche il Mondo Centrale.

Per Mondo Centrale va inteso un grande globo di Energie talmente pure in cui non si può stare perché si viene immediatamente trasformati in particelle.
Queste non sono gettate giù con violenza ma vengono giù da sole e formano altri mondi costituiti da tutte le energie del Mondo Centrale.

Io ho provato una sola cosa: una volta la mia Guida mi ha fatto andare fuori, molto fuori dall’aura della terra, mi ha fatto andare cioè entro al globo di Lumen.

Il Lumen è una piccola figura, un poco solida come uno gnomo ma ha un aura molto grande. Sono entrato in esso con la velocità del pensiero e nello stesso modo sono entrato nel suo mondo. Ho veduto tutte le belle ed interessanti cose del mondo di Lumen. In esso tutto è geometrico; si vedono prima i disegni, poi gli oggetti e qualche cosa come fili intricati che si spezzano e si accavallano uno sull’altro in tanti colori.

Nel ritornare da questo mondo di Giove, entro un canale di queste onde che richiamano influenze, la terra mi è apparsa come una grande bocca che tutto inghiotte. Ho sentito un grande spavento perché mi sono visto piccino, piccino come un granello di polvere ed ho avuto l’impressione di essere inghiottito.
Ho pensato subito di chiedere aiuto alla mia Guida ed essa mi ha detto:
“Sei dentro ad un grande canale di Etere Fluidica superiore ma non siderale o sidereo.
Anche questo mondo è animato in forza di elettroni che sono particelle di energie liquide che a contatto di altre energie fluidiche formano Luce, Vita e Calore”.

Appena rientrato dentro l’atmosfera della terra sono tornato una forma e mi sono subito sentito a mio agio e ciò perché era la prima volta che passavo dal pianeta terra in un altro pianeta. Infatti io ero andato senza accorgermi, nel pianeta Giove.

Ho cominciato allora il mio girovagare di qua e di là, molto spesso giù con la macchina e molte volte, invece di ritornarmene dentro all’imbuto, vado nel piano dell’eterico pesante dove gli uomini si rivestono di ectoplasma.

Questo ectoplasma è tremendo quando viene usato dall’uomo già vestito di eterico, cioè appena morto, e che non vuole staccarsi dalla terra.

In questo piano ragna una confusione indiavolata, ognuno ricerca affannosamente un posto. Non si è ancora nello spazio, si è ancora sulla terra vestiti di corpo eterico il quale si trova dappertutto in terra.
Questo lo adopero anch’io quando vengo giù con la macchina: non è che io lo prenda spontaneamente, l’anima mia resta sempre in alto ed è il mio pensiero che si riveste del corpo.

La mia Guida mi ha spiegato: “Dentro all’acqua, in mezzo al mare, vi sono tante bestioline; se in un posto mando giù una corda, le bestioline di una determinata qualità si attaccano a questa corda. Se faccio risalire la corda,  la libero dalle bestioline e poi la ributto in mare, altre bestioline della stessa specie delle precedenti si attaccano alla corda e così via.
Lo stesso avviene quassù. Ogni volta che Io scendo, e così pure altri Maestri, in questo piano delle forme, nel confronto dell’ectoplasma noi siamo la corda e l’ectoplasma le bestioline scendendo nel piano della forma si viene formando il fantasma con questo ectoplasma che altro non è se non l’energia che ogni corpo umano animale e vegetale producono e lasciano nel piano solido per il continuo rinnovarsi delle forme.
Questo viene fatto per tutti i pensieri; anche l’anima dell’animale fa il fantasma col colore dell’ectoplasma. In questo piano stanno sia i baronti che le buone Entità.
La buona Entità ha l’aura che le serve di difesa; di fronte a lei il baronte si fa piccino, piccino, non osa toccarla e scappa.

Invece di fronte alle buone ed alle medie Entità come me, Violetta, Marco, Gianni, etc., i baronti non scappano anzi si attaccano ed allora avvengono le lotte come in terra, né più né meno. Solo che esse sono fatte col pensiero perché le forme nostre sono plasmatiche, quindi inconsistenti. Però si soffre ugualmente se ti viene rotta la tua forma, per quanto il vortice magnetico dell’ectoplasma la ricomponga immediatamente.

Per questa sofferenza i grandi Maestri non vogliono che siano chiamati i morti a parlare se essi non si presentano spontaneamente.

I grandi maestri invece vengono e vanno indisturbati e, quando sono Prisma, da loro scende un raggio di tale potenza da far scappare tutti i baronti.

Il Maestro, quando è Prisma, è segno che ha raggiunto il piano d’amore ove si disgregano anche i Principi superiori, cioè di protoplasma.

Questo grande Maestro è spirito purissimo; come tale, altro non è che un grande soffio animato da una forza sottilissima che sprigiona da tutte le parti scintille d’amore.
Questo piano si chiama piano di disgregazione.
Prima che un Maestro arrivi al piano di disgregazione deve fare molte esperienze quale Maestro di bontà, di verità, di conoscenza.
Io non so niente al loro confronto perché sono ancora una forma mentre loro sono Prisma cioè sprigionano grandi raggi che sono particelle d’amore che giungono ovunque.

Tutta questa spiegazione mi è stata data dal Maestro Guida. Ho chiesto quindi a Lui:
“Come faccio a mantenermi in questo mondo di Spiriti? Non andrò mai tra i Maestri?”.

Mi ha risposto: “Puoi andarvi anche tu se la tua Forza ti porta a dominare con dolore e con amore, prima la materia e poi il mondo fluidico”.

Per ora però io sono ancora nel piano quasi umano e con i miei compagni faccio grandi lotte; ma in questo mi faccio aiutare dai tanti spiriti buoni che io ho aiutato a salire nello spazio, non solo ma che da me hanno imparato a conoscere le cose dello spirito quando ancora erano in terra.

Anche Violetta viene sempre qui con me; essa è una bambina il cui compito è seguire i bambini. E’ una brava bambina che ha uno spirito molto vecchio. Lei va nel piano degli Angeli; è morta per suo karma nel lago di Pusiano.

Ora anche quest’anima, per mezzo della macchina, vi racconterà il suo passaggio nello spazio e nel frattempo sosterrò io la lotta con gli altri che si vogliono intromettere. 


Buon giorno amici. Un giorno la mia mamma mi ha portato sul lago; prima sono andata in barca, poi sono andata a cercare le ninfee là dove la mia mamma stava in campagna.
La barca si era già fermata ed io sono andata prima sulla strada, poi sono scesa sul prato e nel campo dove ci stanno tante fuscelle, tante piccole canne belle verdi.

Sembrava fosse tutto un prato: io ci ho messo dentro il piedino e siccome le ninfee stavano a galla sono andata giù, prima un pochetto poi ho raggiunto, sì le ninfee ma mi sono sentita andare giù, giù.

Ho gridato: “Mamma, mamma, mamma” alla mia mamma che stava sulla strada ma lei non ha sentito ed io leggera, leggera sono andata sott’acqua.
Poi mi sono sentita un gran nodo alla gola, poi un peso come se uno mi schiacciasse la testa.
Poi mi sono messa a correre, correre, correre come se dovessi uscire dall’acqua ed andare dalla mia mamma.

Invece è venuto un angelo dentro l’acqua e mi ha detto: “Dammi le manine, vieni”.
Invece io l’ho preso in fondo ai piedi e lui mi ha tirato su dall’acqua ed abbiamo incominciato a volare.

Ero tanto contenta, ma tanto contenta. Ho detto all’angelo: “Andiamo dalla mamma”.
Abbiamo volato sopra ma non mi ha accompagnata. Allora mi sono messa a piangere ed a gridare: “Mammina, mammina, mammina, sono qua, sono la tua Violetta; mica sono bagnata sai, mica mi son fatta male sai; ti porto le ninfee, mammina mia, mammina”.

Invece lei non sentiva e continuava a gridare: “Violetta, la mia bimba, la mia Violetta” e piangeva e si incamminava verso quel prato ove io ero andata per cogliere i fiori.
Ho detto allora all’angelo: “Perché la mia mammina va a quel posto?” e lui: “Taci un momento, vieni”.
Ma lei si è voltata verso l’acqua ed io le ho abbracciato le gambe. Aveva gli occhi bagnati di lacrime e gridava forte: “La mia Violetta, la mì bimba, la mì bimba!”.

Tanta gente si portava sul lago dove io ero andata sott’acqua, ma io no ero morta. Quella gente aveva messo in acqua una barca e scandagliava l’acqua. Io andavo tra loro e chiedevo: “Che cercate voi? Io non sono più nell’acqua…..”.
L’angelo allora mi ha fatta leggera, leggera ed abbiamo volato.
Io non volevo andare con lui ma mi ha portato ugualmente. Sono salita in cielo, prima dentro una luce tutta rosa, poi tutta nera.
Ho patito un gran caldo ed un gran freddo in modo da non dirsi. Poi mi sono vista dentro una gran luce che mi illuminava, un gran prato con dei ruscelli d’argento e tanti begli uccellini di tutti i colori che si lasciavano prendere con le mani.

Li ho presi ma poi mi è venuta in mente la mia mamma ed ho detto all’angelo: “Voglio andà dalla mì mamma, voglio andà…..” ma l’angelo non c’era più.

C’era invece una donna che aveva le vesti tutte di luce e tutti le giravano attorno, bambini grandi e bambini piccoli. Ella mi disse: “Vieni, vieni che ti porto nel tuo nido”. “Ohè” ho detto io, “ma io non ho un nido sai, io ci ho la mia casa a Prato dove ci sta la mia nonna ed il mio babbo”. “Laggiù ci voli” mi ha detto la donna. “Perché ci ho da volà?”.
“Perché tu non sei più una bimba, tu sei un’anima, tu sei morta, il tuo corpo è là in fondo”.


Mi ha fatto vedere come in una lente grossa ed allora ho rivisto il lago ed il mio corpo nell’acqua. Mica ho capito più niente: ho rivisto quando giocavo coi bottoni, quando andavano le visite dalla mia mamma, quando rubavo alla mia mamma il soldino, lo zucchero e la salsa di pomidoro, quando andavo a scuola e mi fermavo per la strada a rubare le ciliegie arrampicandomi sugli alberi, quando picchiavo le mie compagne.
In quel cristallo quella donna mi ha fatto rivivere tutte le cose della mia vita.

“Tu sei la mia mamma?” le ho domandato. “mica mi dai le botte tu?”.
“No, no, non ti batto io, no. Guarda là”.

Ho visto allora una donna come quella del cristallo che mi ha detto: “Quella è la tua anima”.
Ho detto: “Sei tu la mia anima o quella lì?”. “E’ quella lì, guardala bene” mi ha detto la seconda donna.

Ho ben guardato la donna del cristallo e mi è tanto piaciuta perché era tanto luminosa. Le ho detto: “ma io sono grande o piccola?”. Lei mi ha risposto: “Tu sei grande ma devi restare piccola perché tu devi curare i bambini che ci sono qui, far loro paura quando vogliono andare nell’acqua. Tu dovevi fare questa esperienza e l’hai fatta”.

Non ci ho capito più niente ed ho detto: “Gesù bambino bello, tu mi fa restare sempre un angioletto come quello che mi ha portato qua!”. E ci ho pianto un pochino per la mì mamma. Ma io andavo ancora sempre da lei e continuavo a rubarle i soldini, lo zucchero che andavo a prendere nel famoso vaso, poi la baciavo tanto, tanto, sempre, sempre.
Ero da lei nei bombardamenti di questi tempi di guerra, fatti da questi uomini della terra tanto cattivi.

Poi ho imparato a fare tanti giochetti, andare su e giù, vedere tutte le bugiarderie che fanno gli uomini, le donne e i bambini. Però mi piace tanto giocare e gioco anch’io.

Qualche volta mi tocca andare dove ci sono tanti morti, là si trema dal freddo, dalla paura, dal puzzo; ma quando vado in questi posti quella donna che mi hanno detto essere la mia anima, diventa bella, lucente e ride.

Ci sono degli spiriti in alto, alto dove si sta tanto bene dove c’è tutto quello che vuoi, dove gli uomini di lassù mandano gli angeli dappertutto.
Quando un ammalato sta per morire noi gli facciamo sognare tante belle cose, lui si addormenta e viene da noi.

Quando un angelo o un’anima grande deve ridiscendere allora lui ci piange, diventa piccina, piccina ed allora noi l’accompagnamo.
Siamo tutti amici, li salutiamo tutti.
Ce ne sono tanti, tanti, tanti, mica si possono contà, perché sono schiere e schiere.
Tu fa conto di vedè le marionette: si tirano su e giù coi fili.

Dopo ci ho incontrato tanti amici di tutti i paesi della terra e tutti raccontano le loro storie.
Anche Robert racconta le sue storie, ma io gli do i pugni.
Ho rubato adesso il carrettino a Giuliano perché lui m’ha rubato la mì roba.

Ora ciao a tutti, me ne vò.

Ora torniamo a noi, ai piani barontici. Questi piani tante volte sono così grandi, così vivi da far credere di essere proprio dentro alla terra. Veramente dentro alla terra ci si è ma solamente senza corpo solido.
In quel mondo voi umani avete tutto da temere e bisogna essere molto bravi per discernere, specialmente con i mezzi (macchina), il vero dal falso perché molto spesso vengono e dicono tante bugie per far tribolare la gente della terra.
A volte spingono pure la gente della terra a cattive azioni e confusioni.

Per esempio ballano, saltano, fanno rompere o rompono oggetti, vanno a spasso e poi vi trovate cose andate per storto. Portano a fare cattive azioni e prendere brutti vizi.

Un esempio per tutti i casi: Un uomo non ha mai bevuto, un compagno lo accompagna a bere e ci prova piacere e per questa ragione torna a bere anche da solo. Va una volta, va due ed i baronti gli fanno provare tanto piacere.
Dapprima beve poco, poi di più, poi torna a casa allegro, poi un po’ perde il controllo e torna a casa più ubriaco ed attacca brighe; dopo oltre ad attaccar brighe, dà botte.
Sempre più montato dai baronti non si ferma alle botte, aggiunge le escandescenze ed i baronti ridono, ridono, ridono come pazzi.

Altri casi: alle volte gli spiriti, quando la gente riposa, quando le strade sono silenziose, spopolate, in piena notte, raccolgono l’ectoplasma e vanno loro a percorrere strade e campi.
Se incontrano qualche viandante diventano qualche volta corpo e fanno paura a questo poveretto che alle volte dallo spavento ci muore pure.
In questo caso i baronti si precipitano su di lui e lo fanno nuovamente morire di spavento anche se lui a sua volta è divenuto fantasma e lo tengono a loro soggetto.

Altri casi: vanno dentro agli uomini, alle donne e mettono loro il vivo desiderio del gioco. Quando non hanno più denari per giocare, insegnano loro a rubare e possono spingerli anche all’omicidio.
Questi omicidi non sono come quelli che uccidono per gelosia. Essi diventano a loro volta baronti e questo solo i baronti lo possono fare.

Immaginate questo piano barontico, una baraonda come il piano terrrebo solo che è molto più forte perché è un mondo senza forma.
La fantasia degli uomini ha reso cento volte più grande questo mondo degli spiriti barontici con le sue superstizioni, coi suoi pensieri per i suoi comodi di falsità.
Quindi credere agli spiriti va bene ma non bisogna esagerare.

Da questo piano poi sono partito e sono tornato là dove avevo visto tutta la gente che bestemmiava, sono andato là per portare loro un poco di aiuto. Continuavano a bestemmiare e ad imprecare grosso modo a tutta l’umanità perché si trovavano in quel luogo.
Qualche volta su quel luogo arriva qualche raggio di luce ed allora chi è colpito si accascia.
Qualcuno diventa anche più chiaro, il suo grigio in questo caso adagio, adagio si rischiara e si può portare nella stradina da me battuta e può uscire da quel luogo tanto greve.

Una volta mi sono sentito chiamare da Linuccia la quale piangeva disperatamente e mi ha detto: “Roby, aiutami per carità, la mamma mia sta male”.
Io non ho sentito subito che l’aria che lei respirava puzzava forte e neppure lei se ne è accorta.

L’ho aiutata a raggiungere la porta di casa, ad aprirla, a gridare aiuto; ma nessuno ha sentito, né la portinaia, né i vicini di casa.
Linuccia anche lei si è sentita male ed è caduta per terra dietro la porta di casa.
Nel cadere ha fatto cadere pure la bicicletta. La sua testa si è protesa in cerca di aria perché soffocata dall’aria sempre più puzzolente. Io gli ho detto: “Vieni via, vieni”.
Lei insisteva di voler avvertire la portinaia ma siccome era suo karma venire in quel momento nello spazio, nessuno ha sentito il suo grido d’aiuto, nessuno ha portato a lei un po’ d’amore per salvarla.

In quel momento tanto la madre che la figlia dovevano passare nello spazio. E’ venuta una donna grande a porgere la mano a Linuccia e a dirle: “Vieni con me, andiamo”.
Ma Linuccia le ha risposto: “No, no, vado con Roby io”. E volgendosi a me: “Roby, andiamo dalla portinaia, presto”.

Vi sono andato infatti, l’ho svegliata di soprassalto ma dopo aver ascoltato disse:
“Non c’è niente, torniamo a dormire”.

Sono tornato allora su da Linuccia e questa, che aveva ripresa per un attimo la conoscenza, mi disse: “Roby, muoio, e mia mamma? Mia mamma muore?”.

Una gran luce si è fatta in quel momento ed in mezzo ad essa vi era il grande Maestro dal mantello lungo. Si è fermato solo un attimo e lei ha dato un respiro profondo, poi volgendosi a me: “Roby, andiamo”. Ed io: “No, no, vieni indietro, tua madre viene via con te”.

Infatti la madre chiamava: “Linuccia, Linuccia…..”. La figlia la prese per una mano, io per l’altra poi vi erano anche due altre vecchie signore (in spirito beninteso) ad aiutare la poveretta.

Tutti assieme siamo andati benone fino a dove il gran caldo ed il gran freddo, poi buttati dentro ad una tromba di vento siamo stati portati dove Lina ha trovato una bella signora.
Questa disse a Linuccia: “Vieni, sono Atek, qui c’è il tuo volto lunare”.

Infatti era molto luminoso ed aveva un vestito molto bello, bianco, tutto fiori. La Guida di Lina fece un segno (questa era anima già avviata per il cammino dello spirito) e Lina chiese:
“E mia madre?”. La Guida fece due segni e Linuccia ritrovò subito sua madre.

Essa era come un pulcino e rideva, rideva facendo segno col capo: no, no. Linuccia le disse:
“Vieni, mamma, questa è la mia Guida”. Ma lei: “no, no, basta, basta”; e si è addormentata non di un sonno normale ma del letargo di un’anima ostinata.
Questa ha preso come forma di spirito una palla grigia, dentro questa c’è la donna e la palla cammina come una nuvola.

Meravigliato di questa trasformazione e di questo comportamento chiamo la mia Guida per chiedergli: “Perché questa palla cammina mentre la donna è addormentata?”. E lui:
“vedi, questa atmosfera che forma questa piccola palla attorno a quell’anima vuol dire che lei non vuole per sua volontà guardare dentro al libro della giustizia. Adesso dentro alla palla vede sempre la sua ultima vita terrena con il suo bene ed il suo male ma ha troppa paura e nessuna volontà di muoversi. Stai attento ora: guarda cosa fa ora sua figlia, guarda”.


Intanto Linuccia era andata dentro la palla e ne era uscita quasi subito. Io le ho domandato: “Dove sei stata?”. “A svegliare mia madre” mi ha risposto, “e lei non si vuole svegliare: Roby per piacere, proviamo assieme, aiutami a svegliarla”.

Allora anch’io sono andato dentro alla palla che pareva di bambagia. Ho detto: “Siamo spiriti, vieni, vieni fuori. Fuori c’è il Paradiso, vieni”.
“No, fuori c’è l’inferno, lasciami stare qui che voglio vedere gli angeli”. E noi: “Vieni, scuotiti, vieni mamma. Non ho ancora veduto Horunci, vieni”. “No, lasciami stare col tuo Horunci, lasciami tranquilla che voglio dormire”.

Vista inutile ogni insistenza Linuccia lasciò sua madre alla sua sorte e seguì la sua Guida, ed io dietro a loro. Abbiamo subito veduta una gran luce ed io ho sentito Linuccia esclamare:
“Maestro, Maestro, Maestro, ti ringrazio”.

Lui l’ha guardata e lei è diventata piccola, piccola e sempre ripeteva: “Maestro grazie, grazie Maestro” e piangeva dicendo: “Come sono felice!”.
La sua Guida ha fatto un segno al Maestro e tutti e due sono scomparsi, sia Linuccia che la sua Guida.

Dopo ho visto altre volte Linuccia. So che va sempre verso l’Egitto, corre di qua e di là, va a trovare tutti gli amici ed a portare loro il suo saluto ed il suo aiuto.
Alle volte va con i Maestri ad imparare a tirare i fili d’oro di energia: è questo il suo compito. Mi dice sempre: “Roby, ti raccomando il mio Gianni, aiuta tutti……”. Ma io le dico: “Anche tu mi devi aiutare”. E così aiutandoci reciprocamente andiamo bene.

A me piace andare da Linuccia perciò ci vado spesso e lei mi chiede sempre: “Roby che mi dici degli amici della terra, come stanno?”. “Bene”, le dico, “ma vienimi ad aiutare tu pure”.
Ma lei segue sempre l’onda della sua Guida.

Una volta in Egitto è stata dentro al tempio della sua Guida e questo le ha insegnato a tirare i fili di energia affinché la gente umana diventi più buona, perché gli uomini della terra capiscano maggiormente tutto, anche nelle loro piccole occupazioni. Linuccia e la sua Guida mettono sempre fili nella testa della gente.

Ora vi racconto di un uomo sconosciuto. Qualche volta siamo andati dentro ad una massa di morti di guerra. Si formano queste grandi masse di fantasmi che gridano, piangono ma qui ci sono anche i Maestri Guida che vengono a prenderli.
Molti di questi non vogliono venir fuori dal mucchio di carne morta ed allora noi li lasciamo lì perché anche le loro Guide dicono che saliranno poi.

In questi luoghi i baronti non mancano, si impossessano dei combattenti vivi quando più intensa ferve la battaglia e fanno soccombere l’avversario più facilmente. Se si impossessano per esempio di un russo, è un tedesco che cade.

I nostri sensi vedono che la battaglia si svolge in mezzo ad un’atmosfera completamente rossa, fumigante, come il sangue vivo che esce dalle ferite.

Anche questo fumo del sangue diventa subito sostanza plastica ossia ectoplasma ed allora noi andiamo sopra all’onda grigia magnetica e procediamo alla uguaglianza delle forze dentro gli animi degli uomini.

Però sempre i grandi Maestri presiedono queste grandi guerre e ne segnano i movimenti ed i risultati entro un grande quadro. Essi tirano i fili di energie e di influenze sopra le parti a seconda delle esperienze che devono fare; cioè in un modo piuttosto che in un altro.

La mia Guida che mi ha spiegato tutto questo mi ha anche detto che quando noi andiamo ad aiutare, questi morti salgono tutti ma prima di entrare nel raggio metà di essi si fermano nel posto dove loro devono stare.

Quando noi troviamo delle anime di esseri che sembrano tanto ignoranti in terra, qui le cose cambiano: esse hanno quasi sempre dei parenti nello spazio che li aiutano a passare.

Essi incominciano a gridare: “Inferno, inferno, inferno; paradiso, paradiso, paradiso; purgatorio, purgatorio, purgatorio”, con infinito terrore e tutti vogliono andare in paradiso.
Questo perché è stato loro insegnato dal subcosciente.

Invece qui ognuno viene attirato dentro alla sua atmosfera: questo allora grida. Questo grido non è altro che un quadro luminoso forte, forte che disturba.

Noi porgiamo il nostro aiuto e cerchiamo di convincerli che non c’è più inferno né paradiso, né purgatorio ma un solo Signore, grande Iddio che tutti ama, a tutti perdona siano ricchi o poveri.

Se tu sei stato povero ma onesto quando vieni qui trovi il paradiso, se invece smistato cattivo, sempre triboli per le malefatte in terra.
Se sei stato avaro, per esempio, devi sempre ritornare sulla terra per curare la tua roba.

Ho visto una volta un uomo che con la sua mente faceva sempre il suo gruzzolo d’oro. Quando si accingeva a contare le sue monete tutto spariva sotto i suoi occhi e da sotto le sua mani. Noi ridevamo della sua disperazione perché lui strillava, voleva dar botte a chi gli stava vicino perché lo incolpava di avergli portato via il suo tesoro.
“Il mio oro, il mio oro!…” strillava.
Per incanto l’oro gli tornava sotto mano per poi tornare a sparire per sua dannazione.

A me è piaciuta tanto questa scenetta, tanto più che non ho dato mai eccessiva importanza alla ricchezza. Se ad un uomo piacciono le donne, lo si vede sempre correre dietro a queste con estrema bramosia senza poterle prendere.

Una scena molto brutta ho visto una volta: uomini, donne, giovanetti, vecchi giravano, giravano tutti disperatamente.

Ho chiesto al mio Maestro Guida cosa facesse tutta quella gente, che cosa cercasse, perché formasse con la mente un quadro e poi questo scomparisse.
Poi torna più bello o più brutto ed essi dinanzi a quel quadro sono disperati e gridano:
“No, no, no”.

Il Maestro mi ha risposto: “Questo quadro vuol loro rappresentare tutte le falsità che hanno detto con la loro bocca facendo e creando del male ai loro compagni terreni. Quando l’anima sale nello spazio non possono più nascondere le loro malefatte perché non è il Signore che fa loro presente questo, ma la coscienza, l’anima stessa; di conseguenza da soli hanno creato il paradiso, il purgatorio e l’inferno.
Lo stato che si sono creato è molto peggiore perché è il tormento della loro stessa anima.

Quindi, Dio grande, immenso di Luce d’amore regge tutto il creato sia della materia che dello spirito e mette in tutto grande armonia ed uno stato che non so se sia ritmo. In ciò tutto sempre si muove pur provando la sensazione di essere fermi pur essendo vivi.

Sono stato poi anche in un luogo ove respira un fortissimo vento che ti butta fuori in un altro posto, lontano dal tuo pianeta perché anche questo concorre con il suo forte vento a gettarti fuori di lui.
Sono andato quindi qualche volta in altri pianeti ma questo non sempre si può fare.
E’ tanto forte il lancio che ti getta fuori dal pianeta terra e tu ti guardi intontito.
Voli, voli, ti vedi molto vicino alle stelle. E’ bello andare così. Qualche volta vieni giù intorno a questa palla di fuoco e giri, giri come se tu fossi una trottola.

Certe volte vedo il sole con la sua luce non più brillante e luminosa come la si vede dalla terra, ma nel suo spettro solare cioè di colore nero, rosso, verde, viola etc..
Anche nel sole ci sono atomi. Alle volte vado dentro i boschi, al mare per vedere i fantasmi del pensiero, delle favole. Vedo là dentro tutte le forme delle piante, degli ometti ma non fatti come i soliti uomini, come ero io, ma fatti soltanto di ectoplasma. Si formano intorno alle piante, intorno alle miniere, intorno alle strade, sopra i mari; si formano per poi subito scomparire e non venire più.

Questi, mi ha detto la mia Guida, si chiamano nani, sirene e sono corpi di natura elementare cioè super-elementi di natura che escono talvolta da menti collettive; una somma di essenze d’amore, di vita, di bosco, di mare.
Sono forme pensiero di anime collettive che però aiutano piante, radici, fiori, pesci, tutte le bestie a star dentro il loro istinto.
Tutto questo mi è stato spiegato dalla Guida.

Mi ha quindi portato in un luogo in cui c’era un individuo appena morto e mi ha fatto notare tutto quello che avveniva in seguito a ciò.
Ho visto quindi il cadavere venir riposto nella cassa, ho seguito tutto quel pasticcio, cioè quella specie di rituale che viene fatto in tale occasione dai vivi.
L’anima del morto in forma pesante vede tutto, sente tutti i discorsi, segue tutto sino a quando i parenti non lasciano il corpo del defunto alla sepoltura.
Se questi sapessero il male che fanno al morto i loro parenti, non piangerebbero più.
Per fortuna io non ho provato quella sofferenza perché nessuno mi ha dato sepoltura.

Bisogna perciò dire agli uomini della terra di non piangere perché il morto non può gridar loro le sue sofferenze dato che non ha più voce non essendo più in materia.
Per essere più esatti, la voce l’ha ancora ma essa è avvolta come dalla nebbia e non giunge agli umani.

Non si deve piangere, non si devono mettere tante fotografie e piangere davanti a loro perché questo fatto tira giù troppo l’anima nel piano pesante, cioè nel piano barontico della terra e questo fa molto male a quelle anime che già di per sé stesse sono attaccate alla loro gente, alle loro cose, alle loro ricchezze, ai soldi, ai beni della terra.

Ho visto un prete, un sacerdote cattolico che appena passato nello spazio ha perduto subito, subito la sua veste. Si è messo a cantare orazioni ma è rimasto dentro al piano del fetore e di là lo vedo sempre andare a casa sua, aprire le credenze, i mobili, tutte le sue cose alle quali era tanto attaccato.

Guardate quindi come è brutto tutto ciò. Fa molto male alle anime tutto quello che normalmente si fa.

Ecco, io Robert sono un’anima, non so quando di nuovo dovrò ridiscendere sulla terra, ma intanto continuo a coltivare il mio giardino e sempre più grande lo volgio fare perché così anch’io potrò diventare un piccolo Maestro.

Anche se dovrò ritornare sulla terra non importa; mi rincresce un poco, per dire la verità, tanto che se mi dicessero “Torni volentieri in terra?”, risponderei subito: “No, no!”.
Ma pazienza.

Adesso per esempio il vostro momento politico è molto brutto. Non avrete finito di tribolare fino  a quando non avrete imparato ad essere più buoni, ad essere meno egoisti.



Salve