Lunedì 24 Lug 2017
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LE DUE CASE DELL'IMPERATORE

. Pubblicato in MAESTRI CINESI

Cos'è partire? Partire è dirsi arrivederci. Qualunque partenza, da un viaggio alla morte, altro non è che un arrivederci.
Quindi partire è inevitabile. Anche chi si chiude in casa, parte. Anche chi rifiuta il mondo, parte. Anche chi è libero, parte.
Noi in Oriente diciamo che chi non parte è perché non ha un porto dove andare. Perché il solo fatto di uscire la mattina, e tornare la sera, significa che in questo lasso di tempo avete fatto un viaggio.
Un giorno uscii di casa. La mia casa era sopra una collina. Con molti fiori intorno... Sotto c'era un lago e il ponte.
Il ponte per noi orientali è indispensabile.
Non esistono case senza ponti. Come non esiste uomo che non abbia un'anima.
Il ponte per noi è indispensabile. Perché è ciò che l'uomo deve costruire, per unire dentro e fuori di sé... la realtà che incontra.

Dicevo uscii di casa. E mi diressi verso questo lago. C'era un po' di nebbia. E mentre camminavo. Ero ormai vecchio. Mi reggevo su questo bastone.
La nebbia veniva incontro. E io mi dicevo... Ma dove sto andando...
Improvvisamente venne incontro a me un uomo. Un uomo che si fermò e mi disse: "Salve Maestro". E io gli dissi: "Ma io non sono un Maestro.
"E tu chi sei?"
E lui mi ha ripetuto "Salve Maestro". E io: "Ma perché tu mi chiami Maestro?" E lui disse: "Perché tu cammini come un Maestro".
E risposi: "Ma come cammina chi non è un Maestro?" E lui mi disse: "Cammina lamentandosi. Mentre invece tu cammini sorridendo".
Si inginocchiò. E mi baciò i piedi.
E io rimasi senza parole. Ma continuai a camminare. Continuai e raggiunsi il ponte. E poi scoprii che avrei potuto traversare questo ponte. Ma non sarei più tornato. E allora decisi che forse, dal momento che quell'uomo mi aveva chiamato Maestro, forse non ancora giunto il mio tempo. Ma forse qualcosa ancora potevo insegnare agli uomini.
Ma potevo farlo solo sorridendo.
E allora ritornai. E ripresi la mia vita.

Un'altra volta mi misi a meditare sul mio ponte. Fatto di legno. Colorato. Con tante immagini.
Ed apparve al mio fianco il Grande Saggio. Colui che non parla.
Colui che non parla perché forse non sempre capisce.
Ed allora ci siamo guardati.
Lui mi ha sorriso.
Poi mi ha detto con gli occhi: "Dimmi. Dimmi qualcosa..."
Gli ho detto semplicemente:
"Salve Maestro!"
Lui mi ha sorriso. E poi mi ha detto: "Maestro. Io ora sono un'anima.
Essere Maestri, significa aver capito. Insegnare.
Io non insegno. Io apprendo. Io sono stato un uomo. Ed ora sono un'anima".

Quando vivevo sulla Terra avevo due case. Molto vicine fra loro. Le avevo comprate perché in una dovevo vivere io, e nell'altra avrebbero dovuto vivere i miei servitori.
Ma... poi capii che non era possibile questa divisione. Avrei dovuto urlare di notte per farmi sentire...
Ed allora cominciai a far vivere da me uno di questi servitori. Poi un altro. Poi un altro ancora, e un altro.
Sino a che un giorno uno di questi servitori mi disse... "Maestro... io sono qui, vivo con te, ma la mia famiglia? Dove vive, Maestro? Vorrei che la mia famiglia fosse qui... vicino a me.
Poi venne un altro, e mi disse: "Maestro, io sono rimasto vedovo. Ho quattro figli. Non posso più servirti come una volta. Perché devo pensare a loro. Finito il mio orario di lavoro, scendo in Paese e devo pensare a loro. Sarebbe bello avere qui, vicino a te, i miei figli".
Poi venne un altro. Giovane. E mi disse: "Maestro... Vorrei sposarmi, ma nessuna donna vuole sposarmi, vivendo lontano da me. Sarebbe bello, Maestro, poter vivere qui vicino a te, con mia moglie".
Sapete cosa ho fatto?
Ho regalato queste due case ai miei servitori, dicendo loro... io ora vado giù in Paese... Tenetele. Non voglio più che voi mi serviate. Ma che siate miei amici. Diventiamo amici. Ed io prenderò altri servitori...
Perché la forza che avete avuto nel chiedermi queste cose non è una forza da servitori, ma una forza da uomini. Quindi voglio essere vostro amico. Me ne andai. Scesi in Paese. Presi un'altra casa.
E poi successe la stessa cosa.
Allora capii che per l'uomo è difficile vivere solo, se non ha dentro di sé quella forza che voi chiamate Anima e che noi cinesi chiamiamo il Tao.
Se non hai questo, sei morto, e non lo sai.

Se non hai la possibilità di vivere solo, senza servitori, senza casa, senza nulla...
Se non ha questa forza dentro, non hai il Tao dentro di te...
Ed allora trova il Tao dentro di te... ed avrai la Serenità. E tutto ti sembrerà più semplice , più facile, meno caotico. E la tua vita scorrerà dolcemente come l'acqua, verso il mare.