Venerdì 21 Lug 2017
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UN GRANDE LIBRO, CHE SI CHIAMA COME ME

. Pubblicato in IL PUNTO DI G.M.BRAGADIN

 

 

che tutta la prima parte del libro celebra un personaggio storico straordinario, Marc’Antonio Bragadin, che non solo è veramente esistito, ma vera è anche tutta la storia che ho narrato su di lui, e che rappresenta uno dei sacrifici più eroici di tutta la storia italiana di ogni tempo.

 

E’ un fatto anche che io, con mio padre, che portava lo stesso nome dell’eroe veneziano ucciso in modo terribile a Cipro nel 1571, siamo stati nel 1966 a Famagosta, per cercare, nelle gallerie di quella enorme fortezza, documenti e reperti nascosti nell’isola dai Templari, all’epoca delle Crociate.

Mi ha fatto perciò un enorme piacere leggere BRAGADIN: questo il titolo del libro di Sergei Tseytlin pubblicato da Marcianum Press (euro 26,00), un romanzo storico dedicato completamente alla storia del mio avo, il Governatore di Famagosta, allora roccaforte veneziana, e della guerra di Cipro. Ne racconta la vita, in modo delicato e possente, illustrando la tragedia di un uomo inflessibile, che ha creduto fino all’ultimo nella Salvezza, e che invece fu sacrificato dalla Serenissima Repubblica di Venezia e dagli altri Stati che componevano la Lega Cristiana. Un sacrificio che permise alla stessa lega di prepararsi alla grande vittoria di Lepanto, e che seppe fermare le mire degli Ottomani sull’Europa.

I due avvenimenti sono a tal punto intimamente legati che a Lepanto i Veneziani, muovendo all’attacco dei Turchi, gridavano “Recordateve de Famagosta”.

Sulla trama degli eventi storici, lavora l’immaginazione poetica dell’autore, che porta in primo piano tutta la ricchezza interiore del protagonista: i ricordi, gli affetti, la preoccupazione per la vita delle persone che dipendevano dalle sue decisioni, la speranza disillusa dell’arrivo dei rinforzi militari e la difesa della propria identità spirituale.

La difesa di Famagosta, in cui gli assediati furono sovrastati dall’esercito invasore turco in una proporzione 20 a 1, diventò uno degli esempi di patriottismo ed eroismo più straordinarie della storia. Durante quel lungo anno, inoltre, l’antica isola non fu soltanto il luogo di un sanguinoso conflitto militare, fu il terreno dove si scontrarono due civiltà, due credenze, due visioni del mondo: il Cristianesimo e l’Islam. Dove l’identità cristiana fu messa alla prova, costretta a farsi un duro esame di coscienza, a ritrovarsi e a dimostrarsi ferma e costante nei suoi valori e nella sue fede.

Un trama che, narrata con lirismo e conoscenza delle sfumature psicologiche, attraversa solenni riunioni governative, giardini di apatia e lussuria, botteghe brulicanti di creatività artistica, profondi dialoghi metafisici, per finire nei ricordi e nelle riflessioni più personali del protagonista che, con le sue gesta, portò la gloria alla sua patria e alla sua religione.

E che per me, che conservo da tutta la vita un grande quadro di Marc’Antonio Bragadin dietro la scrivania, è sempre stato esempio di coraggio, ma soprattutto di forza e di volontà, di capacità di andare oltre i propri limiti, quando la fede diventa il mezzo per raggiungere l’immortalità.