Domenica 19 Nov 2017
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ELEMOSINA, BENEFICIENZA, TU CHE FAI?

. Pubblicato in ESPERIENZE, VIAGGI, DI BRAGADIN

Gian Marco Bragadin

Chi vive nelle grandi città è bersagliato da continue richieste di soldi. Nella metropolitana il suonatore, agli angoli delle strade i ragazzi dell’Africa, ai semafori il lavavetri marocchino, o lo storpio con la sua tremenda invalidità. E poi donne con bambino, la ragazza sfacciata che chiede un euro per l’autobus, un giovane (che potrebbe andare a lavorare) con cartellino “HO FAME”. E così potrei continuare.
Tu che fai in questi casi? La fai l’elemosina?
Gesù, nei Vangeli Apocrifi, rispondendo alla domanda di uno dei discepoli su quali siano i peccati più gravi che l’uomo può commettere, dice: “fare l’elemosina”. E poi spiega, che se fare l’elemosina serve a liberarci la coscienza, a farci credere che così ci salviamo l’anima, allora commettiamo un’azione molto grave. E’ come se ricattassimo Dio. Mi tolgo di tasca una moneta, il che non è assolutamente un sacrificio, e credo di avere in cambio il Regno dei Cieli.
Ecco, questo è il peccato che Gesù rimprovera.
Naturalmente non significa che ogni volta che ne ho la possibilità, non devo dare la moneta. E’ comunque un aiuto al nostro prossimo, anche se a volte finirà nelle mani della mafia, o ad arricchire uno zingaro. Ma come è detto nella Bagavatha Gita, ciò che conta è “fare l’azione senza attendersi alcuna ricompensa”. O come dice Gesù nel Vangelo “ogni cosa che farete ad un povero, ad un malato, ad un prigioniero, ad un bambino, è come se la faceste a me”.
Gesù ci insegna la via dell’Amore.
Ricordate anche la parabola della vedova, che quasi si vergogna in chiesa di dare il suo soldino, tutto ciò che aveva in quel momento, e del ricco che lascia cadere dall’alto la sua pesante moneta d’oro, perché tutti possano “ammirare il suo gesto”.
Il senso della risposta di Gesù è che dobbiamo ringraziare in cuor nostro il Signore, se ci è data la possibilità di offrire un soldino ad un povero, o mille euro ad un Istituto di Beneficenza, per la fortuna che ci ha dato nel metterci in condizione di poterlo fare.
Tutto il contrario di ciò che per secoli è accaduto, quando in punto di morte si lasciava l’eredità alla propria chiesa, sicuri di conquistarsi la salvezza.
Oggi, come sempre, cominciamo ad aiutare chi soffre sacrificando noi stessi. Visitiamo una persona malata. Aiutiamo (anche di nascosto) una famiglia in difficoltà.
Come ha detto Giorgio Bongiovanni, al Convegno di Anima News, ogni 5 secondi muore un bambino per fame e malattie. Ecco. 1,2,3,4….5. E’ morto un bambino. Allora operiamo con le adozioni a distanza. Aiutiamo ad esempio FUNIMA International. Con 150 euro aiuti un bambino delle Ande (http://www.funimainternational.org/) tel. 0734/810526.
Ricorda che Gesù ha detto, tramite Giorgio Bongiovanni, che al nostro tempo è bene pregare, meditare, ma la cosa più importante, più gradita al Cielo sono le “opere”, cioè l’impegno, la solidarietà, l’amore, che tutti voi, il nuovo esercito degli operatori del bene, darete ai vostri fratelli in difficoltà, che soffrono, che attendono il vostro aiuto.

Tratto dalla Rubrica "Spiritualità" del periodico "Anima News" (Dicembre 2005)