Mercoledì 20 Set 2017
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I SEGNI SUL “CAMMINO”

. Pubblicato in ESPERIENZE, VIAGGI, DI BRAGADIN

 Il nostro Maestro, il nostro angelo, dalla sua dimensione ci manda spesso dei “segni” per darci delle indicazioni, per aiutarci nel nostro cammino, per non deviare dalla nostra strada.
Segni, eventi, cose che ci accadono, e che noi spesso non sappiamo cogliere, tutti presi come siamo dagli affanni della nostra vita.
Inviare dei segni è uno dei modi che il nostro angelo, il Maestro utilizza per parlare al nostro cuore, per farsi intendere, per darci segnali della sua presenza accanto a noi.
Quando riusciamo a vivere con calma e con attenzione la nostra vita, è più facile accorgersi di questi segni che hanno sempre un doppio significato.
Il primo è l’evento, ciò che accade nella realtà. Il secondo è ciò che l’evento può significare nel momento che siamo vivendo e va interpretato, capito.
Durante un pellegrinaggio, quando ci rechiamo in un luogo sacro o quando facciamo un’esperienza spirituale, è più facile accorgersi di questi segni, di questi “messaggi che il cielo ci manda”, perché siamo più concentrati, ci stiamo guardando dentro, stiamo facendo un esame della nostra vita.
Voglio raccontarvi, per farvi capire il “valore” di questi segni, quanto mi accade tempo fa, vicino a Santiago di Compostella.
Alcuni anni prima avevo fatto il famoso cammino “Camino de Santiago”, gran parte in auto e un po’ a piedi, da Roncisvalle, sui Pirenei fino alla Cattedrale dell’Apostolo Giacomo. Furono settimane intense, straordinarie, molto difficili, alla ricerca di me stesso, dei miei errori, di ciò che dovevo cambiare nella mia vita.
E poiché la tradizione secolare dice “Da Santiago di torna cambiati”, anch’io al ritorno a casa, tentai di dare una svolta alla mia vita e di provare a cambiare me stesso.
Dopo due anni tornai dall’Apostolo, questa volta in aereo. Con grande difficoltà al controllo di Polizia della Malpensa, ero riuscito a far passare il mio bastone, simbolo del cammino, il bastone simboleggia chi ti aiuta a camminare, specie quando la strada si fa impervia. Perciò il portarlo con me , mi era sembrato un buon segno.
Giunto a destinazione, inviai il mio bagaglio in albergo, ed a piedi, con il mio bastone, mi preparai a percorrere i 7/8 chilometri, che dall’aeroporto, e dal Monte De Gozo, il Monte della Gioia, ci vogliono per raggiungere la Cattedrale.
Era questo il modo che avevo scelto per celebrare il mio “ritorno a Santiago”, per verificare con l’Apostolo guerriero, se davvero ero cambiato ed avevo ripreso a camminare per la mia strada.
Me ne andavo sotto il sole, concentrato ed ogni tanto in preghiera. Erano le 15 del pomeriggio ed in giro non si vedeva nessuno. Eppure ogni tanto si fermava una macchina e mi chiedeva la strada. Una, due, tre volte. Fino a quando mi spazientii ed a voce alta, tra me dissi “Ma non lo vedono che sono un pellegrino, un turista, uno straniero, cosa mi continuano tutti a chiedere dove andare, in quale direzione andare…!!”.
Un’altra auto si fermò a chiedermi la direzione. Mi dissero che avevano perduto la strada!!. Allora finalmente compresi il segno.
Era evidente che anch’io avevo perduto la strada della vita, e pur camminando, non procedevo nella giusta direzione. Quindi stavo facendo una fatica inutile.
La mia vita era inutile in termini evolutivi. Questo era il significato del “segno”.
Ringraziai il Maestro per questo messaggio e giunto alla Cattedrale mi misi in fila con mille pellegrini per l’”abrazo”, il rituale abbraccio con il busto dell’Aposotolo, che segna la fine del pellegrinaggio.
Poi ho assistito alla Messa serale del pellegrino ed anche il giorno dopo è passato in meditazione, in preghiera, ad analizzare la mia vita, a farmi delle domande e a darmi delle risposte, forse con l’aiuto di uno stato di calma e serenità che è più facile vivere durante un pellegrinaggio, al contrario di quanto accade tra gli affanni delle nostra vita.
Dopo aver assistito al rito del “Botafumeiro”, un enorme incensiere, ondeggiato a grande velocità tra le navate della Cattedrale, da una apposita squadra, rito di ringraziamento e di purificazione, sono andato all’aeroporto per tornare a casa, in Italia.
E qui il Maestro è tornato a parlare. Con i suoi segni dal Cielo.
Sull’aereo oltre ai normali viaggiatori c’erano una decina di paraplegici in carrozzella, cioè persone che purtroppo hanno perduto la possibilità di camminare. E se ciò non bastasse l’aereo si è rotto, ed abbiamo fatto una sosta lunghissima, altro segno delle difficoltà che avrei incontrato nel percorrere il mio cammino.
Che cosa voleva dire tutto questo?
Che ero fermo? Che non camminavo neanche più. Che in termini di evoluzione non soltanto avevo preso la direzione, ma addirittura mi ero fermato, e come un paraplegico non camminavo più, ero bloccato a terra.
Ho ringraziato il Maestro, anche se ciò è avvenuto dopo essermi spazientito, arrabbiato, agitato per l’aereo che non partiva.
Ancora una volta mi aveva “parlato” con i suoi messaggi celesti, quelli che tutti noi, e non soltanto durante un pellegrinaggio, incontriamo nella nostra vita, e così di rado sappiamo riconoscere.
Perché il Maestro è sempre con noi, nella buona come nella cattiva sorte, e anche quando ci punisce, cerca di aiutarci, indicandoci la nostra strada, facendoci capire qual è i cammino che dobbiamo seguire per nostra evoluzione, per dare uno scopo spirituale alla nostra vita.
O come nel mio caso, per spiegarmi che mi ero fermato ed ora dovevo ricominciare a camminare, non solo per un piccolo pezzo del famoso “Camino de Santiago”, ma su quella strada che tutti noi percorriamo ogni giorno, e che è la strada della nostra vita.