Giovedì 17 Ago 2017
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BELLE STORIE, RACCONTI, POESIE, FILM

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VITE PARALLELE

. Pubblicato in BELLE STORIE, RACCONTI, POESIE, FILM

(Racconto di Gian Marco Bragadin)

PREMESSA
L’idea originale di questa storia consiste nel raccontare una parte della vita di Francesco d’Assisi, il Santo più amato, non nel suo tempo, ma ai giorni nostri. Infatti che cosa sarebbe accaduto al giovane Francesco se invece di nascere nel duecento, fosse vissuti ai giorni nostri? La vicenda si snoda per alcuni anni in cui il protagonista del tutto ignaro di Francesco d’Assisi, affronta esaltazioni, difficoltà, amori, scelte parallele a quelle che visse il Santo. Ma nella realtà di oggi. Rendendo così l’esperienza di Francesco ancora più attuale, vicina alla gente. Oggi diremmo “sociale”. SOGGETTO Siamo nel 1993. Francesco, il protagonista, è un giovane medico, figlio di un grande barone della medicina e professore universitario, proprietario di un complesso di cliniche moderne e costose, riservate solo a persone con capacità economiche molto elevate. Fin da piccolo Francesco è vissuto circondato da grande ricchezza e prestigio, in un mondo di medici, infermieri, professori di università e studenti, che lo riveriva ed invidiava per il potere e la posizione economica della sua famiglia. Francesco, laureato come ha voluto il padre in medicina, sta completando il suo tirocinio in un grande ospedale, dove è a contatto con la povera gente. Ma è a contatto anche con amici ricchi e amiche bellissime. E se di giorno è in ospedale, la sera la passa tra feste, belle auto, vacanze e ragazze che fanno a gara per conquistarlo. Il desiderio di indipendenza dal padre, con cui non va molto d’accordo, e l’ambizione, lo spingono ad accettare di unirsi ad una spedizione umanitaria in Bosnia, durante la guerra con la ex - Jugoslavia. Francesco parte convinto che l’esperienza gli servirà per affrancarsi dal padre e ottenere la visibilità anche sui media. Infatti sente il bisogno di realizzarsi con esperienze difficili, per evitare l’invadenza o la protezione da parte del padre. Francesco si trova in un tremendo ospedale da campo in un piccolo centro della Bosnia, insieme a tre o quattro camionette utilizzate per questa missione umanitaria italiana, circondato da alcuni infermieri volontari come lui, senza la scorta dei soldati dell’ONU. Si è presto dovuto rendere conto che la missione è difficile e pericolosa. Mentre sta prestando la sua opera entra in ospedale un bosniaco musulmano che chiede disperatamente aiuto perché la moglie, incinta, è rimasta gravemente ferita a causa di un bombardamento: si sta dissanguando e c’è quindi il pericolo che possa perdere il figlio. Egli implora un intervento immediato. In quel momento non ci sono altri medici liberi, e Francesco è quasi costretto ad aiutarlo, insieme ad un assistente, un ragazzo italiano come lui. Partono su una camionetta e una volta arrivati ad un gruppo di case, in aperta campagna, si rendono immediatamente conto della gravità della situazione, e praticate le prime cure si apprestano a trasportare la donna in ospedale. Ma improvvisamente sopraggiunge una squadraccia di soldati serbi che sparano colpi agli uomini intorno che cercano di fuggire, uccidendone alcuni. La furia dei soldati è terribile. Si gettano sulle donne e le trascinano per stuprarle. Vogliono anche la donna incinta. Francesco e il suo assistente fanno di tutto per salvarla, ma vedono che viene trascinata dietro la casa e poi sentono dei colpi. Continuano a mostrare che sono medici e a protestare, nessuno gli dà retta. Anzi la situazione precipita perché l’impressione è quella che saranno uccisi anche loro. Ma poi il capo della squadra pensa che potrà utilizzarli per qualche scambio. Perciò dà ordine di buttarli nella camionetta e dopo alcune ore per strada, Francesco e l’assistente vengono rinchiusi in una cantina completamente al buio, con ancora negli occhi la paura e le urla di quegli uomini uccisi, delle donne violentate, dei bimbi che piangevano. Francesco non sa se lo uccideranno, il suo stato d’animo è in preda alla confusione e alla paura. Con una serie di flash back vediamo la vita di Francesco, i rapporti difficili con il padre, l’ospedale, la madre francese, gli amici, la ragazza, fino alla decisione di partire per la Yugoslavia, dove sta vivendo questa tragica situazione. Francesco protesta per il cibo e la prigionia, ma viene picchiato duramente. Il tempo passa e Francesco viene colpito da una febbre violenta. L’assistente non ha nulla per curarlo. Sono giorni e notti terribili. Francesco crede di perdere la ragione… fino a che un giorno Francesco e l’amico vengono caricati come animali su un camioncino, e portati ad una specie di check-point dove ci sono alcuni soldati dell’ONU con dei camion carichi di materiale alimentare. Tutto questo fa capire che i serbi hanno “venduto” i loro prigionieri in cambio di cibo. Durante la prigionia Francesco aveva visto uccisioni, violenze su donne bosniache, stupri etnici, torture e barbarie senza fine, qualcosa di terribile che lo segnerà per sempre, e che lo fa entrare in uno stato di shock permanente. Alcuni mesi sono trascorsi ed una mattina Francesco si sveglia da un incubo nella clinica del padre. Questi viene immediatamente chiamato dall’infermiera che lo sta vegliando, ma la reazione del ragazzo è quella di respingere tutti, non ha voglia di parlare con nessuno, è apatico e distaccato. Ed in questo stato lo vedremo successivamente in casa, muto, isolato, con la madre, ed il padre che di volta in volta cercano di farsi raccontare inutilmente quello che è accaduto. Ma Francesco continua a rivivere i suoi incubi, quando si sveglia agitato, o quando si avventura a camminare nel parco della villa di casa, sempre stravolto dall’esperienza in Bosnia. Ora Francesco è di nuovo in clinica per dei controlli, mentre un medico parla col padre, informandolo degli incubi e delle febbri ricorrenti che continuano a colpire il figlio; in seguito verrà visitato da un medico psichiatra tedesco il quale comunicherà al padre che Francesco è lucidissimo, e che il suo è semplicemente un rifiuto alla vita. Ma se è apatico, assente. Francesco sembra comunicare solo con la natura. Passeggia in un bosco, gioca coi fiori, abbraccia un albero, parla con gli uccellini, ed è sereno, come se qualcosa nella sua mente fosse ritornata a vivere e a funzionare. Un giorno molto bello pieno di sole e di primavera, Francesco è sul bordo di una fontana, in un grande giardino (che poi scopriremo essere quello della clinica dove è stato ricoverato). Si avvicina a lui una giovane dottoressa, bionda di capelli e con occhi azzurri, che comincia a parlargli. E Francesco, per la prima volta ascolta. La giovane donna infatti, che si chiama Chiara, con le sue parole riesce a destare interesse in lui, riesce a fargli capire che certe cose non vanno dimenticate, ma comunque la vita deve andare avanti. Se la vita ci porta certe prove difficili, noi dobbiamo essere in grado di superarle, magari cambiando se stessi, comprendendo di più i valori della realtà che ci circonda. Francesco ora è a casa, in camera sua. E’ pensieroso e sta leggendo il Vangelo. Entra nella stanza la madre che gli chiede cosa legge, e lui istintivamente nasconde il libro. Un giorno il padre chiama Francesco nel suo studio e gli comunica che lo considera ormai guarito, e che ha bisogno di lui per dirigere una delle sue cliniche. Gli fa anche capire che se lavorerà bene, molto presto la clinica diventerà sua e guadagnerà tanti soldi. Francesco lo ascolta e se ne va senza dire una parola. Francesco nella sua macchina sta aspettando la dottoressa Chiara, che esce dalla clinica dopo il turno di sera; Francesco le chiede se la può riaccompagnare a casa. Lei è sorpresa ma anche contenta. Si fermano a parlare in un piccolo bar all’aperto. Francesco per la prima volta le parla e le racconta delle intenzioni del padre che vuole la sua collaborazione per una delle sue cliniche dove, però, viene adottato un sistema di “tritamalati” che lui, dopo l’esperienza che ha fatto, non si sente più di accettare. Chiara gli rivela che lei oltre a lavorare in clinica fa la volontaria ed aiuta i malati terminali dando alcune ore del suo tempo in altre strutture. Francesco viene molto colpito da questo fatto perché lei, pur essendo di famiglia abbiente, vive sola e modestamente e per mantenersi fa già turni massacranti in ospedale. Le chiede di poterla accompagnare e si danno appuntamento per il giorno in cui lei fa il volontariato. Francesca ha accompagnato Chiara a casa di un malato terminale di cancro che accudisce con dolcezza. L’uomo, ancora giovane, è terrorizzato dalla morte, è spaventato e non sa cosa dire. Chiara cerca di calmarlo e rassicurarlo. E’ una scena molto drammatica. L’uomo inveisce contro Dio che lo ha ridotto così e lo fa soffrire. Ed è a questo punto che Francesco, improvvisamente, quasi senza rendersi conto, si mette a parlare all’uomo in un modo molto bello, facendogli coraggio, dandogli una speranza, fino a che il malato si assopisce, calmo e contento per aver sentito queste parole. Sta caricando la sua macchina con una serie di provviste prese in casa, facendosi aiutare da un cameriere di pelle scura che lavora per loro. In quel momento arriva il padre, con l’autista, e gli chiede cosa stanno facendo. Francesco gli risponde che stanno portando delle provviste in una piccola comunità di nord africani. Sono molto poveri. Ci sono anche bambini. Non hanno da mangiare. Il padre allora si inquieta dicendo che non lavora per dare da mangiare ai negri, e comunque chiarisce che la discussione non sarebbe finita lì. Il padre chiama nel suo ufficio lo psichiatra di lingua tedesca, si lamenta di queste fissazioni mistiche del figlio, ed accenna all’episodio accaduto. Il professore chiede se ha interesse verso le donne e il padre risponde raccontandogli che, prima della Yugoslavia, era un ragazzo pieno di avventure e che ora gli avevano riferito che vedeva una dottoressa che lavorava in una delle sue cliniche. Il professore lo informa che sarebbe un bene per il figlio se questa ragazza lo trascinasse in una storia amorosa che gli risvegliasse i sensi e lo portasse alla realtà. Subito il padre fa chiamare la dottoressa Chiara. Le comincia a parlare facendo riferimento alla sua situazione lavorativa ancora precaria. Ha saputo della simpatia del figlio verso di lei ed è contento. Vede bene questa cosa perché il ragazzo ha bisogno di riscoprire di nuovo la vita, e la invita ad avere anche rapporti sessuali con lui. Naturalmente poi in cambio del “favore”, la nominerà capo del reparto in cui lei lavora. Lei è molto disturbata da questa richiesta e gli dice che quello che c’è fra lei e il figlio non lo deve riguardare e non accetterà “l’offerta”. Anzi la cosa la offende talmente che decide di andarsene dalla clinica e di lasciarlo. Francesco ignaro di quanto sta accadendo è in montagna, dove è stato mandato per rimettersi completamente. Un giorno camminando su un piccolo sentiero vede una piccola chiesetta ed entra. Nella chiesetta non c’è nessuno. La costruzione è fatta di pietra e c’è solo un crocifisso; Francesco lo guarda e comincia a parlargli. Gli dice che non sa cosa fare, che vorrebbe mettere la sua vita al servizio degli altri, ma non sa come… gli piacerebbe ricevere un segno. E’ confuso perché non vuole più fare il medico, almeno non nel modo scelto dal padre; poi rimane in ascolto. E’ assorto, ed ha come l’impressione di un sogno in cui la figura del crocifisso si stacca gli parla e gli dice “Vai nel mondo che sta andando in rovina. Presto scoprirai che cosa vuoi fare”. Francesco rimane un po’ pensieroso, poi esce dalla chiesa continuando a vedere questa figura che gli parla e che gli lancia questo messaggio. Francesco e Chiara stanno mangiando un hamburger sulla panchina di un parco, e lui le racconta dell’impressione che ha avuto; la ragazza, dal canto suo gli confessa cha ha lasciato il posto di lavoro, ma senza spiegare il vero motivo. Francesco rimane male e le assicura che ne parlerà con il padre, ma Chiara lo prega di non farlo. Si prendono per mano e Francesco le confessa che la ama; anche la ragazza gli rivela che lo ha sempre amato, fin dal primo momento. Lui cerca di abbracciarla e di baciarla ma lei rifiuta dicendo che è meglio lasciare le cose come stanno. Poi si alza e lo lascia, ma in modo dolce, facendogli una carezza. Francesco entra dal padre che sta concludendo un grosso business per i servizi medici ad una potente società del settore chimico. E’ molto soddisfatto, ma Francesco è contrario perché quella società più volte è stata inquisita per inquinamento ambientale. Il padre dice che non sono affari suoi e il contratto porterà parecchi soldi. Francesco lo lascia finire di parlare e poi gli confessa che non ha scelto di diventare medico per fare dei soldi, ma perché sente realmente il bisogno di aiutare la gente, i malati e i disperati. Parla quindi al padre perché pensi a questo aspetto della loro professione. “Noi che abbiamo la fortuna di far pagare così tanto i ricchi, dobbiamo per forza investire una parte dei nostri guadagni in strutture gratuite per i poveri. Questo è il mio pensiero” dice. Il padre è seccato. Risponde che ormai i sogni di gioventù devono finire, perché la vita è un’altra cosa, è una guerra, una lotta dove vince solo il più forte, e anche nella medicina bisogna combattere per vincere la concorrenza e offrire le cose migliori per poter guadagnare sempre di più. Torna quindi a proporgli di dirigere la nuova clinica, ma non vuole più discussioni. Francesco dice che sarebbe felice di farlo se potesse utilizzarla per i malati di AIDS, visto che le strutture pubbliche sono insufficienti; una clinica privata e gratuita che potrebbe essere certamente all’avanguardia se sostenuta da un gruppo economico forte. I padre gli chiede se è impazzito. Ha perduto la pazienza. “A quei disgraziati ci pensi lo Stato” urla. “Ognuno ha il suo compito e il nostro è curare chi vuole e può spendere. Non i poveracci”. Francesco lo guarda negli occhi a lungo, senza rispondere. E tra sé dice “E’ vero, ognuno ha il suo compito”. E’ notte, Francesco ha accompagnato Chiara in una struttura fatiscente dove vivono in condizioni disagiate alcuni malati di AIDS. Lei sta parlando con il medico che le spiega che non hanno medicine, antidolorifici, presidi sanitari a sufficienza. In quello stesso momento un donna anziana dall’altra stanza inizia a singhiozzare “E’ morto, povero figlio mio, è morto”. I tre medici entrano nella stanza. Un ragazzo giace stecchito, emaciato, consunto sul suo letto di morte. Francesco comincia a piangere sommessamente. Gli appare quell’immagine di quel Cristo che era sceso dalla croce per parlargli. Gli rimbombano le orecchie, le parole che ha udito “Presto scoprirai che cosa vuoi fare”. Chiara lo accompagna fuori. Una luce si è accesa nello sguardo di Francesco. “Ora so che cosa voglio fare” dice sommessamente. “Ora so che cosa voglio fare” dice Francesco a voce alta. E’ nella clinica del padre e sta mettendo dei medicinali in due grosse borse. Un medico corre a telefonare al padre, rivelando che il figlio ha preso anche morfina, antidolorifici a base di oppiacei, c’è il pericolo di compiere un reato, che lui non si assume questa responsabilità. E’ l’ora di pranzo e medici ed infermieri escono in giardino e nel vialetto d’ingresso per la pausa. Il padre di Francesco, appena sceso dalla sua auto incontra Francesco che carico di due borsoni sta correndo verso l’uscita. Lo blocca, gli strappa la borsa e lo accusa di volergli far avere guai con la giustizia, di fargli chiudere la clinica. Francesco risponde che si tratta solo di fare un po’ di bene a gente che soffre. Il padre fuori dalla grazia di Dio, assale Francesco e lo spintona. E’ una scena terribile, proprio davanti allo staff medico, agli infermieri, a pazienti e visitatori. Gli urla di andarsene dai suoi pezzenti. Di non osare più rubare medicinali, di andarsene di casa e dalla sua vita. Che tutto ciò che ha gliel’ha dato suo padre. Francesco è un incapace un buon a nulla. Francesco prima aveva cercato di resistere, poi abbandona i preziosi medicinali alla furia del padre e lentamente incomincia a spogliarsi. “Hai ragione”, dice. “Ogni cosa che ho è tua. Perciò da ora ti restituisco tutto. Medicinali, orologio, vestiti.” Il personale medico d’intorno assiste shoccato alla scena. Francesco si toglie tutto e lo getta ai piedi del padre, che a un certo punto, gonfio di rabbia abbandona la scena e si rifugia in clinica. Un medico corre da Francesco. Si toglie il camice e glielo mette addosso. Francesco ringrazia e lentamente si avvia sul vialetto, verso l’uscita. Continua a ripetere tra sé, quasi raggiante di felicità “ora so che cosa voglio fare”. E’ passato del tempo. Francesco lavora in una comunità per tossico-dipendenti fuori città. E’ sereno. Si capisce subito che è molto popolare ed amato dai ricoverati. Sta nell’infermeria della comunità e cura le ferite di un ragazzo che è caduto e si è procurato varie escoriazioni. Gli annunciano una visita, che Francesco aspettava. E’ Chiara che lui raggiunge sulla porta della comunità, portandole un piccolo mazzetto di fiorellini raccolti in giardino. Si allontanano insieme lungo una strada di campagna. Chiara lo ringrazia per i fiori. Francesco le dice che lei gli manca molto. L’ama sempre tanto, anche se non si vedono mai e non stanno mai insieme. Chiara sorride e risponde che è meglio così, perché loro hanno scelto un’altra vita, in cui l’amore lo danno a tutti coloro che incontrano e non soltanto ad una persona. Francesco annuisce anche se fa capire che è d’accordo ma “l’altro amore” gli manca sempre molto”. Francesco e Chiara si siedono sul bordo della strada e parlano tra loro. Sono felici di essere insieme. Tutto intorno la natura risplende nel sole.

Nota: questo racconto è diventato un soggetto cinematografico.