Lunedì 24 Apr 2017
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BELLE STORIE, RACCONTI, POESIE, FILM

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LA MIRABILE VISIONE

. Pubblicato in BELLE STORIE, RACCONTI, POESIE, FILM

(Gian Marco Bragadin)


PREMESSA STORICA

Francesco d'Assisi, il grande Santo d'Italia, con la sua umiltà ed il suo amore per tutti e per la pace, non è mai stato così popolare come ai nostri giorni. Fra i suoi tanti meriti c'è anche l'ideazione e l'istituzione del primo Presepe, di cui chiese l'autorizzazione a papa Onorio III nel 1223. Infatti a quell'epoca le "sacre rappresentazioni" erano assai rare e soggette a mille restrizioni. Ancora oggi gli storici e gli studiosi discutono su che tipo di Presepio creò S. Francesco, e se vi fu davvero raffigurato il Bambino Gesù e come.

Ma veniamo al fatto storico. S. Francesco, ormai stanco e molto malato, chiese a Giovanni , un nobile di Greccio, un paesino nella valle di Rieti, vicino al Convento di Fontecolombo dove lui si era ritirato, di approntare tutto per poter rappresentare la Natività di Gesù. "Vorrei raffigurare il Bambino Gesù" gli disse Francesco "e come tra il bue e l'asinello sul fieno si giaceva".
E come riferiscono i biografi, tutto venne preparato secondo la volontà di Francesco ed egli ne ebbe grande gioia, potendosi godere quella MIRABIL VISIONE.

Fu celebrata la Messa e i pastori con i frati arrivarono da tutta la valle ad adorare il Bambino Gesù come era stato a Betlemme. Da allora il Presepe si è diffuso sempre più, fino a diventare una delle più belle tradizioni cristiane in gran parte del mondo.


SOGGETTO

E' una notte di bufera. Siamo nel 1210. Due giovani frati avanzano nel vento, sotto la neve.
Si sta facendo notte ed arrivano a Greccio in un piccolo paese tra i monti della Valle di Rieti. Avrebbero voluto raggiungere un convento del loro ordine, più lontano, ma la neve ha rallentato il loro cammino.
Hanno i piedi coperti solo dai sandali, sono intirizziti e stravolti dalla stanchezza. Decidono di provare a chiedere asilo al palazzo di un nobile signore della zona, Giovanni. Ma non sanno se verranno accolti. Il nobile burbero ma di buon animo, accetta di ospitarli per la notte. Mangeranno qualcosa con la sua famiglia, nella grande cucina comune.
Dopo la cena, quasi per farsi perdonare il disturbo, i due frati chiedono di lavare i piatti, o fare un lavoro. Ma il nobile Giovanni, li invita a raccontare qualcosa di bello ai suoi figli e nipoti, bambini tra i cinque e dieci anni di età, ed ai figli della servitù. Uno dei due frati è Francesco d'Assisi, ancora non famoso, che percorre le valli dell'Umbria per far conoscere la parola del Signore.
L'altro è Frate Leone che poi diventerà il suo segretario ed amico. Francesco si gode un momento di pace con i bambini. Saputo che una sorella del nobile è incinta e dovrebbe veder nascere il suo bimbo nel periodo di Natale, Francesco decide di raccontare la storia della nascita del bambino Gesù, che avvenne in una fredda notte di tanti anni prima, in Palestina, in una piccola stalla, perché a Betlemme, dove erano arrivati Maria e Giuseppe, non c'era più posto nelle locande.

Il racconto di Francesco è così bello, pieno di poesia, che in breve tutti i familiari di Giovanni si avvicinano a Francesco e - insieme ai bambini - ascoltano rapiti le sue parole. Si affacciano due fratelli più giovani del nobile con le loro mogli, servi e guardiani ed una bella ragazzina di circa 10 anni, di nome Maria, figlia di una serva del nobile e sguattera lei stessa. Infine si avvicina Giovanni, sua moglie, ed i loro vecchi genitori. E' tale l'incanto che Francesco, davanti al grande camino della cucina suscita nei presenti, che Giovanni si commuove, al punto di esclamare che gli sembra di "vedere", di "essere presente" alla nascita del bambino Gesù. E commenta che se fosse sempre raccontato così, il mistero della Natività attrarrebbe tutti gli uomini.
Francesco gli ha dato l'impressione di rivivere la Natività, di essere presente, come uno dei pastori nella valle di Betlemme. A quel punto Francesco ha come una intuizione e si confida con Leone. "Bisognerebbe poter rappresentare nelle nostre Chiese la Nascita di Gesù" dice. Ma Leone gli ricorda che le rappresentazioni delle vicende sacre sono proibite. I due frati si ritirano in una piccola stanza. Mentre tutti vanno a dormire, Giovanni li segue. Confida a Francesco che il suo racconto gli ha dato una gioia immensa, e che sarebbe felice di poter contribuire ad una festa da fare a Natale, con tutto il piccolo paese, dove Francesco potrebbe raccontare nuovamente la storia, in modo da far "vedere" a tutti il momento della Natività. Francesco lo ringrazia ancora, gli assicura che un giorno tornerà da lui e vedrà di esaudire il suo desiderio. Il mattino dopo è una bella giornata di sole, anche se la strada è piena di neve.

Francesco e Leone, levatisi all'alba escono per avviarsi lungo il loro cammino. La giovane Maria, li segue e dona una bisaccia con un po' di vivande che ha preso nella cucina. Confida che anche lei vorrebbe un giorno avere un bambino, come il Bambin Gesù, e vorrebbe che Francesco lo benedisse. Francesco è commosso dalla dedizione della bambina. La saluta e poi i due frati si rimettono in cammino nella neve. Sono passati 13 anni. Siamo nel 1223.
Francesco molto provato dalla vita trascorsa, le sofferenze e i digiuni, è vicino a Roma in un convento , dove attende di incontrare il Papa Onorio III, per ottenere la Bolla Papale che sigilli la sua Regola. Sta parlando con tre frati , tra cui Frate Leone, a cui confida le sue speranze ed i suoi timori, perché la Regola è molto rigida e sono pochi quelli che la condividono. Mancano poche settimane a Natale e Francesco vorrebbe trascorrerlo in pace, con la Regola approvata.
Finalmente il Papa lo manda a chiamare, lo abbraccia e poi consegna a Francesco la Regola con la Bolla Papale. Francesco è commosso. Tutta la cerimonia è molto semplice, nel modesto convento. Un cardinale ricorda la severità della Regola e le difficoltà che procurerà ai frati di Francesco. Ma Francesco è troppo felice.
Non lo ascolta e si inchina davanti al Papa commosso. Il Papa saluta Francesco, e gli raccomanda la sua salute. Deve tornare in Vaticano. Francesco ha un'ultima cosa da chiedergli. Si avvicina all'orecchio del Papa che annuisce e benedice Francesco. Frate Leone rivela a un Cardinale curioso che Francesco ha chiesto al Papa l'autorizzazione per rappresentare il Natale.
Il Papa si allontana mentre Francesco, felice, tenendo stretta al cuore la Bolla Papale, si apparta nella piccola Chiesa per ringraziare il Signore. Sono passate due settimane. Francesco è nel convento di Fonte Colombo, nella valle di Rieti, dove risiede da qualche tempo. Francesco è su un giaciglio. Non sta bene. Frate Leone porta al suo cospetto il nobile di Greccio, Giovanni. Tra 15 giorni sarà Natale. Francesco lo accoglie con amore. Si capisce che il rapporto tra i due si è mantenuto durante quegli anni. Francesco vuole mantenere la sua promessa.

Verrà per la notte di Natale a Greccio e gli dice, come riporta il Celano nella biografia del Santo: "Se hai piacere che celebriamo a Greccio questa festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico. Vorrei raffigurare il Bambino, nato in Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la mancanza di quanto occorre a un neonato; come fu adagiato in una greppia, e come tra il bove e l'asinello sul fieno si giaceva". Giovanni al colmo della commozione assicura Francesco che avrebbe fatto tutto come richiesto.
E' diventato devoto del Santo, con tutta la sua famiglia e considera questo regalo di Francesco come il regalo più bello della sua vita. Saluta Francesco per ritornare a Greccio. Giovanni, nel salone del suo palazzo, sta discutendo con alcuni frati, i suoi parenti, ed altre persone del paese. Hanno appena deciso che il luogo dove tenere la Sacra Rappresentazione è in una piccola grotta, non distante da Greccio, dove qualche volta Francesco si era ritirato a pregare.

Ci sono anche il sacerdote del paese, che è restio a questa "occupazione" dei frati, così come altre famiglie ricche o benestanti di Greccio, vogliono partecipare alla festa. Un uomo si offre di portare il suo bue e Giovanni gli raccomanda anche la mangiatoia con la paglia. Si cerca chi può fornire l'asinello. Ci vorrà un fuoco. I frati debbono preoccuparsi dell'altare per dire Messa. Ma dove? Davanti o dietro il Bambino? E poi ci dovrebbero essere anche Giuseppe e Maria. Una sorella di Giovanni che ha una giovane figlia di nome Elidora, che ha avuto un figlio l'anno prima, la propone per fare Maria. Uno dei fratelli di Giovanni, non ancora sposato, si propone per fare Giuseppe.

Ma Lupo Baglioni, capo di un'altra importante famiglia, sostiene che se si dà Maria alla famiglia di Giovanni, Giuseppe deve farlo uno dei loro. Giovanni è rabbuiato, ma per amore di Francesco si dichiara d'accordo. Giuseppe sarà un giovane cavaliere di nome Jacopo, figlio di Lupo. Ferve una grande attività. Giovanni ha posto sul tavolo alcuni sassi, un po' di paglia, e li muove per raffigurare il modello di ciò che stanno creando. I frati continuano a preoccuparsi dell'altare. Il sacerdote di Greccio vorrebbe officiare la Messa, ma i frati obiettano che alla presenza di Francesco dovrebbe essere un Frate del loro ordine. Si arriva a un punto morto.

Come raffigurare il Bambino Gesù? I frati, consci della proibizione di creare Sacre Rappresentazioni sono molto titubanti. Ma Giovanni è categorico. Un bambino bisogna raffigurarlo.
Così gli ha detto Francesco. Si discute come. Una giovane cognata che ha studiato a Firenze si propone di disegnarlo. Un vecchio artista del paese, che ha una bottega di falegnameria potrebbe intagliarlo nel legno. L'autorità del posto propone di commissionare il simulacro del Bambino ad una famosa scuola di ceramisti umbri. L'idea piace, ma altri propongono di farlo raffigurare ad un famoso pittore di Perugia. Ma forse non c'è tempo e poi costerà troppo.
La ricca famiglia rivale di Giovanni, i Baglioni, sentendo parlare di soldi, si offre di fare realizzare il Bambino a sue spese. Spalleggiati dal Sacerdote del luogo, che è loro parente, Lupo Baglioni spiega che se Giovanni organizza la festa, la sua famiglia realizzerà il bambino. Nella disputa intervengono anche i cavalieri e i nobili di Montefalco, un paese vicino, che durante una guerra recente aveva combattutto e vinto i signori di Greccio. Perciò considerano un affronto che il Papa abbia concesso questa rappresentazione a Greccio, pensando anche alle reliquie che ne deriveranno ed al "valore" per i pellegrinaggi.
Anch'essi si offrono per far realizzare il Bambino divino. E poiché Gesù, che ha portato la luce nel mondo, é prezioso per l'umanità, dovrà essere un bambino ricoperto d'oro e pietre preziose.

Dopo il Natale verrà portato nella chiesa di Montefalco. La cosa non piace per nulla al prete e ai membri delle famiglie di Greccio che pensano di perdere il valore storico e di reliquia del simulacro. La disputa diventa accesa. Tutti protestano. Un frate dice che non si può decidere una cosa così importante, senza il parere di Francesco. Allora Giovanni per fare da paciere tra le opposte fazioni propone che ciascuno prepari il suo Bambino, e quando verrà Francesco sceglierà quello che preferirà. Tutti si dichiarano d'accordo.
Il tempo passa. Elidora, la giovane preposta per fare Maria è superba, piena di sé e umilia le donne che le stanno preparando il vestito per interpretare Maria la notte di Natale. Intanto la giovane Maria, la sguattera, è incinta, e va in Chiesa a pregare il Signore di farle nascere il figlio in tempo perché possa farlo benedire da Francesco, che forse si ricorderà di lei. Giovanni si confida con la moglie.
Questa festa ha messo in moto l'invidia e la gelosia umana. Sul simulacro del Bambino Gesù si sono accese le mai sopite rivalità tra le famiglie, le autorità, fra frati e sacerdoti, bottegai e commercianti, e tutti sono indotti in tentazione per realizzare nella materia più diversa, ciò che dovrebbe essere un simbolo dello Spirito, la venuta della Luce sulla terra a salvare gli uomini.

A Montefalco, il paese fiero antagonista di Greccio, il Consiglio Comunale discute di questa festa che porterà a Greccio onore e gloria. Un piccolo paese come Greccio, che non conta nulla. Si decide di invitare Francesco a far realizzare la Natività nella grande chiesa del loro paese. O nel peggiore dei casi a sollecitare il Papa, tramite un Cardinale originario di Montefalco, perché proibisca a Francesco che si tenga la festa di Natale a Greccio. Ormai i quindici giorni sono trascorsi. Giovanni è al centro delle operazioni, in un bailamme di gente che chiede, minaccia, si dispera perché Francesco non sta bene, e arriverà in paese solo all'ultimo momento.
Cominciano ad arrivare i simulacri del Bambino e Giovanni propone di portarli tutti in una casupola vicino alla grotta dove è stato organizzato il primo Presepe della storia. Così Francesco passando potrà scegliere quello che preferisce, che verrà portato alla grotta alla mezzanotte prima della Messa di Natale. Tutti sono d'accordo. Per evitare i contrasti con Montefalco Elidora, la nipote di Giovanni, propone che sia invitato un nobile di quella contrada per interpretare Giuseppe.

Così avviene e tra i due, mentre provano i costumi, nasce un'intesa amorosa. Maria partorisce tra i dolori, in una modestissima casupola di pietre, assistita da una levatrice, sua madre e da altre due vecchie donne, mentre Andrea, suo marito, è emozionato e felice. E' un bambino maschio. Maria é felice, ma é spossata, tossisce, ha freddo. Vorrebbe andare alla Sacra Rappresentazione, ma la madre si oppone. Francesco è in viaggio con Frate Leone, su un mulo che lo trasporta. Altri frati sono con lui. Fa freddo, ma non nevica e la notte sarà stellata. Arriva alla grotta l'asinello, che non ne vuole sapere di spostarsi vicino al bue. Lo spazio è angusto.
I frati hanno preparato l'altare poco distante. Qualcuno ha messo a terra una mangiatoia e sta disponendo la paglia. Si accendono fuochi mentre cominciano ad arrivare i cittadini di Greccio e di tanti altri paesi lontani, nella veste di "pastori". Il sole è al tramonto. La notizia della festa e della presenza di Francesco si diffonde nella valle. Molti contadini hanno lasciato le loro case e con le donne e i bambini si dirigono verso Greccio. Fa molto freddo. Giovanni agitatissimo chiede a tutti come vanno le cose. Intanto qualcuno lo spinge a recarsi nella casupola lì vicino per decidere quale Bambino usare. Tutti hanno portato il loro simulacro del Bambino Gesù.
Ce n'è uno in ceramica, una pittura, la statuetta di legno ed altre raffigurazioni. Ma soprattutto brilla uno splendido bambino completamente d'oro con un vestito coperto di pietre preziose, che è stato portato dai nobili di Montefalco, che minacciosi stanno a guardia.. Alcuni frati e il sacerdote di Greccio stanno osservando i simulacri, chi compiaciuto, chi preoccupato.
Naturalmente quelli di Montefalco pretendono che sia scelto il loro Bambino d'oro. Tutti vogliono che sia scelta la raffigurazione di cui si sono occupati. Elidora con i vestiti di Maria si lamenta perché è a ridosso del bue, intabarrata tra ricchi abiti e gioielli. E così per Giuseppe, il giovane di Montefalco, che non capisce se il suo posto è lì, oppure a dar man forte ai suoi giù alla casupola. Giovanni è spaventato, perché la tensione cresce e la festa di Natale rischia di scatenare una guerra. Chiede di Francesco, come a cercare un salvatore cui delegare le sue responsabilità. Ma Francesco è ancora lontano, in viaggio.

E' scesa la notte. Alcuni frati e le pie donne di Greccio intonano i primi canti e Salmi di gloria. Le fiaccole risplendono dappertutto, e la gente si dispone a semicerchio intorno alla grotta, alcuni cercano di salire su dei rilievi per osservare meglio. I bambini sono i più eccitati, emozionatissimi, fanno mille domande, ma per tutti c'è l'attesa, la sensazione di vivere qualcosa di straordinario ed importante. La tensione nella casupola per la disputa dell'immagine del Bambino Gesù è al massimo.
Il bue e l'asinello sono tenuti al loro posto. Elidora vestita come la Madonna giovane, si avvicina alla mangiatoia vuota e, per ingannare l'attesa, amoreggia con il giovane di Montefalco. Si discute se devono sedere o stare in ginocchio. Francesco da lontano vede le fiaccole ed il suo viso si illumina. Si unisce ai canti che risuonano nella piccola valle.
La gente è attenta, curiosa, mentre va radunandosi intorno alla grotta. Giovanni va incontro a Francesco. E' disperato. Dice di avere preparato tutto ma gli racconta della disputa per le immagini di Gesù Bambino. Francesco si ferma davanti alla casupola. All'interno tutti attendono la sua decisione. Ma Francesco non entra. Scende dall'asinello, invita i suoi frati a lasciarlo solo e si allontana nella selva a pregare il suo Signore, chiedendogli consiglio. Francesco è serafico. Confida che il Signore lo aiuterà ancora una volta. "Signore - dice -" volevo una notte di pace, per accogliere la tua Luce sulla Terra, e ancora una volta i miei fratelli si azzuffano per un simulacro. Che cosa vuoi che io faccia? Ti prego dammi una risposta". I cittadini di Montefalco, con il loro bellicoso sacerdote, temono una trappola e stanno per scatenare una rissa. Qualcuno di loro è addirittura armato. (Ciò creerà altra "suspence" e tensione oltre a quella già presente per la situazione in sé).

Giovanni, spaventatissimo, ne parla con gli altri nobili di Greccio, mentre i più giovani si dichiarano pronti a respingerli anche con le armi. Francesco nella boscaglia ha una visione. Vede una luce e gli sembra di intravedere il vero Bambino Gesù a Betlemme, mentre la musica diventa distesa, ed il suo viso si illumina di gioia. La visione per incanto sparisce. E Francesco resta solo al buio. Ma sente un vagito. Qualcuno è nascosto vicino a lui. Si alza, scopre alcuni cespugli e vede Maria, la puerpera, con il suo bambino appena nato, avvolto in un panno, che lo guarda intimorita: "Ti ricordi di me, dice, sono Maria, e tanti anni fa ti avevo chiesto di benedire il mio bambino.
Il Signore lo ha fatto nascere proprio oggi...."! Francesco capisce immediatamente che quella è la risposta divina alle sue domande. Prende Maria per mano ed insieme a lei si dirige verso la grotta. Mentre esce dalla selva, con Maria e il bambino, qualcuno pensa al miracolo, le dispute si calmano di colpo, i visi si rigano di lacrime. Giovanni cade in ginocchio e ringrazia il Signore, mentre Francesco si avvicina alla grotta. Tutti si inchinano mentre egli passa con il bambino appena nato in braccio a Maria.

Canti di pace e di gioia si spargono per la valle. Francesco, con il volto radioso entra nella grotta, spingendo Maria. Tutti quelli che erano alla casupola, con i loro simulacri, capiscono la situazione, e devono accettarla. Alcuni si avviano mestamente verso la grotta, dietro a Giovanni. Quelli di Montefalco vorrebbero andar via, ma poi lo spirito della festa contagia anche loro. Sulla strada Maria incontra Andrea il suo povero marito. Francesco come lo vede ordina qualcosa a Giovanni che intanto lo ha raggiunto. Questi capisce al volo, ed aiuta Maria a prepararsi un piccolo giaciglio vicino alla mangiatoia, mentre Elidora si allontana senza fare storie insieme al nobile di Montefalco che faceva Giuseppe. Ormai la commozione che ha portato la presenza di Francesco ha preso tutti. Francesco felice si inginocchia davanti alla scena, mentre Maria, aiutata dal marito, dispone il suo vero bambino nella mangiatoia.
La musica e i canti sono al massimo. Tutta la gente è commossa e felice e agita le fiaccole in segno di saluto e di gioia. Alcuni si avvicinano e portano doni. Prodotti dalla terra. Piccoli oggetti. Biancheria ricamata. Il capo dei nobili di Montefalco, che avevano realizzato il Bambino d'oro, si avvicina a Francesco e sorridendo mette ai suoi piedi il simulacro dicendo "questo servirà di più ai poveri di Greccio". Anche gli altri depongono ai piedi di Francesco gli altri simulacri. Francesco è felice. Si guarda il suo bambinello che vagisce nella mangiatoia di paglia ed intona un canto meraviglioso seguito dai frati e pastori del luogo.

Francesco felice si gode in letizia la sua "Mirabil Visione". Tutta la valle risuona di inni e risplende di luci. Il Bambino Gesù è tornato sulla terra con la prima rappresentazione sacra della storia, il Presepio di Greccio. Un ciuffetto di paglia della mangiatoia si alza in volo e spinto dal vento, leggero, si muove nello spazio e nel tempo a significare che da allora ogni bambino che nasce, in ogni luogo, è un altro Bambino Gesù che torna sulla terra, perché è questo il vero significato del messaggio che Francesco ha lasciato agli uomini con l'istituzione del Presepio. Intanto lungo una montagna, da lontano inizierà una processione di fiaccole.
Sono donne del 1200, poi vestite col le fogge del 1300, 1400, fino al 1900, ricche e povere, nere e bianche, giovani e meno giovani. E tutte verranno a deporre il loro bambino vicino al Bambin Gesù nella grotta di Greccio.
Tutta l'umanità, tutti i bambini del mondo saranno così accomunati al Redentore che nasce.

Dopo qualche anno, questo racconto è stato “opzionato” dalla RAI per una fiction. E Gian Marco Bragadin ha scritto un romanzo che amplia notevolmente questa storia “Il Presepe di S. Francesco”.